sabato 13 dicembre 2014

Il breve ricordo di un'estate raccontato come al bar

Poichè è giusto che questa esperienza debba essere raccontata, mi arrogherò il diritto di farlo io. E lo farò con un lessico colloquiale, poco adatto a produrre testi scritti. Chi lo leggerà però avrà la sensazione di sentirlo raccontare dalla mia voce e dal mio punto di vista. Come se si ricordasse qualcosa davanti al bar una sera d'estate con la birra fresca, la sigaretta che brucia, il sottofondo di risate e il cielo limpido delle sere d'estate che tanto ci piacciono.



Correva l'anno 2011 ed il signor Salvatore Luongo ( "Spezzafierr' " per gli amici) covava un'idea che forse da anni gli gironzolava nel capelluto cranio. Ebbene, nel tardo giugno del 2011, quest'idea trovò realizzazione concreta. Radunando una squadra di adolescenti, costituì una squadra "juniores" per Castelnuovo Di Conza. Ed ecco lì dei govincelli, ignari della durezza dei primi allenamenti, uniti da vincoli di amicizia ed amore per il gioco del pallone, pronti ad affrontare la prima vera sfida della loro vita: arrivare vivi alla fine della preparazione fisica e vincere il torneo di calcio organizzato con la partecipazione di un'altra squadra avversaria (purtroppo solo 1 quella volta).





Un memorial in ricordo di un amico (Gerardo) deceduto a causa di sfortunate circostanze, che non starò qui a ricordare data l'amarezza che caratterizzò i fatti.


Ebbene cominciarono così gli esercizi, non tanto duri per la loro complessità od il carico di fatica muscolare, quanto perchè si svolgevano sotto la calura dello sfolgorante sole di luglio, che non ebbe alcuna pietà.

E così si andò avanti tra le grandi battute di Salvatore e Angelo "Kakà" Megaro rivolte quanto alla collettività dei ragazzi, quanto ai singoli.

Ricordiamo alcuni aneddoti simpatici.

Il primo giorno degli allenamenti Salvatore fu chiaro:-"Wagliù io in campo nun so Salvator', so lu Mister. For' so Salvator' e no lu Mister. Ochei?"

Giovanni Rosamilia; classe 1996; basso e leggero, ma determnato a riuscire a giocare bene a calcio. Il suo difetto maggiore da mezz'ala destra era che quando gli veniva rubato il pallone dall'avversario invece di rincorrerlo con furia, gli andava dietro adagio. Un giorno "Kakà" all'ennesima mancanza gli disse:-"Giuàààààààààà....ma che stai accuglienn' r' manet'?". Dopo di allora Giovanni non ha mai più rincorso un avversario con calma.


Il problema degli allenatori era che non vedevano grinta nè tecnica nella maggiorparte degli allenati. "Kakà" esasperato allora pronunciò per la prima volta il detto poi divenuto famoso, rivolto a Salvatore:-" Uoji Salvatò, ng' vol'n' li suldat' p' veng' la guerra!!". Oppure quando ci si allenava giocando a pallamano, tutti correvano sul portatore di palla e Salvatore dopo più rimproveri esclamò un'ultima volta:-"Uuuuh r' bbì llò r' bbì!!! R' mosc' ngimm' a la cacata!!!".

La prognosi vedendo i segni ed i sintomi presentati dalla squadra non era delle migliori: sicuramente , a detta di Salvatore e Kakà, avremmo perso contro gli avversari lavianesi allenati da "Vincenzino" Torsiello ( grande allenatore e rinomato calciatore).

Arrivò così il torneo.


Un pò di emozione c'era in verità. La preparazione fisica raggiunta e grazie all'aiuto anche di Antonio Grasso e di Vito "Zip" Drappa che partecipavano alle partitelle post-allenamento insieme a Kakà e a Giuseppe "Sghign" suo fratello (entrambi fortissimi calciatori), non era eccellente, ma la volontà di vincere c'era. Anche perchè il signor Ugo Grasso disse:-"Ricordate, mai una squadra di Laviano ha vinto una partita contro una squadra di Castelnuovo".

Grazie poi anche all'onesto interesse di Antonino Stabile si riuscirono ad ottenere anche delle divise colore blu scuro per i giocatori/guerrieri di Salvatore, e bianca per il portiere.

Si preparò il campo nettandolo dalle erbacce e disegnando con la calce i limiti del campo, le aree e il centrocampo.

Scendemmo in campo con una rosa titolare (mang foss stata la nazionale!!!), da far ridere forse i più esperti. Ricordo un'aquila che all'inizio della partita volteggiava intanto sopra "Ddret' l' vign'". Si cominciò a giocare bene.
Ma di lì a poco beccammo il primo goal: Kakà era l'arbitro e su errore dei difensori centrali (Mattiali e Venutolo) la sfera oltrepassava l'estrema difesa di Rosamilia a causa di una errata valutazione su un fuorigioco da parte della difesa (autore del goal).

Si ricominciò di nuovo a martellare la difesa avversaria fino ad arrivare grazie all'encomiabile abilità di Melillo a 2 goal. Uno su punizione ed uno su azione.

Ma i goal lavianesi erano 2,3,4,5,6....ed alla fine decisi che era il momento di azzoppare qualche avversario. Al secondo tempo entrai in scivolata su un attaccante ma purtroppo scelsi male il tempo e non lo raggiunsi. Ottenni invece una estesa lesione superficiale sulla faccia esterna della coscia a cui si aggiungeva il fatto che ero scivolato sulla calce in polvere per definire le linee di campo.Che bruciore intenso per una ferita così sciocca. Ed arrivò il settimo goal.E quella fu anche il battesimo del fuoco per Emanuele Di Filippo (allora 11enne). Entra poi in campo Giovanni. E con una secca staffilata insacca la sfera nella porta lavianese. E' il terzo ed ultimo goal per noi.

Intanto i lavianesi segnarono l'ottavo e ultimo goal. Alla sera lo sconforto crebbe in chi credeva nella possibilità di vincere e ci consolammo partecipando al compleanno di un'amica organizzato a casa mia quella sera.

Andando a letto a notte alta mi salirono febbre e dolore, forse a causa dell'infezione.

Gli altri giorni passarono sempre allenandosi e tra un allenamento e l'altro cresceva il desiderio di lavare l'onta subita. Notai che gli altri ragazzi nonostante tutto erano cresciuti. Erano più determinati. Della serie.-"Li criatur' s' mbar'n' cadenn' ".


E arrivò la seconda partita. Stavolta si voleva essere o tutti eroi o tutti coglioni. Non ce n'era per nessuno. I rimorsi erano per i perdenti e noi non ci sentivamo perdenti. Salvammo più volte il nostro portiere dal goal con eroismi e colpi di testa precisi in area di rigore, contrastando il calcio d'angolo avversario. Salvo poi contrattaccare con particolare violenza ottenendo dei risultati che ci portarono alla vittoria. Mancava solo la finale e lì sì che ci saremmo "divertiti".Solo che ancora non lo sapevamo.


La partità iniziò tranquilla sotto gli occhi di un buon numero di spettatori. Il che a volte fa sentire il calciatore come un gladiatore nell'arena. Ma a questo i calciatori non ci pensano più di tanto, chè alla fine puoi passare per spaccone. Il tempo si scandiva con l'arbitraggio sapiente di Luongo Mario, severissimo. Stavolta ricoprivo il ruolo di terzino destro. L'avrei avuta a che fare con le mezz'ale avversarie della peggior specie. E lì cominciarono i guai. Accorgendosi di stare perdendo la competizione, si cominciò a cercare il pelo nell'uovo. "La vittima chi era?"- direte voi. Ma io che domande!!!
Entrando su un avversario "mettendoci un piede" si rischiò quasi di arrivare alle mani. Ed io, essendo "io", volevo crocifiggere il sedicenne a mio parere bugiardo, il quale mi accusava di un intervento falloso. Fu concessa la punizione che non sortì nulla e io fui sostituito per evitare di essere addirittura espulso dal signor Luongo Mario, giudice di gara in quella circostanza.

Accesi la mia sigaretta a bordo campo (che atteggiamento antisportivo!!!), nervosissimo, e s'era fatto buio davvero con quei fari che non s'accendevano bene.

Ma si giocava ancora e la partita ormai vinta sembrava non finire più. Una vera battaglia.Coi suoi morti e i suoi feriti. Melillo e Mattiali ricevettero forti colpi alla testa giocando per difendere la porta dai calci di punizione e dai corner avversari.

Vincemmo la partita e dai giocatori partì l'urlo, o meglio, il boato della vittoria.

Salvator' zumbava sul' sul'... Ij' fumava e abbrazzava a tutt' quand' li wagliun'.

E intanto ci si predisponeva per la foto che ricordasse quella vittoria: tutti insieme...una coppa...una medaglia dorata con un nastro rosso. I simboli della vittoria.
Tutto si concluse con le lanterne che si alzarono al cielo per ricordare Gerardo che si persero nell'oscurità. Questa esperienza terminò nel più felice dei modi e si fece festa a casa mia: sauzicchij', panin carn' arrustuta, chitarr' e canzun'...i complimenti di Kakà e Salvatore.E gli immancabili commenti da "Quelli che il calcio".

Quella è stata un'estate delle tante. Una di quelle di cui ci si ricorda solo l'erba secca e ingiallita ed il cielo infiammato dal sole pomeridiano come sfondo agli eventi.
La più bella negli ultimi 6 anni.

Perchè? Perchè si era giunti insieme ad un risultato con efficienza. Prego il buon Dio perchè ne mandi un'altra così negli anni a venire: piena...carica di emozioni e di divertimento vero.

Il che sarebbe meglio che stare nel bar ad osservare il fumo che pigramente sale in alto nel cielo della sera o vedere i classici bicchieri di birra mezzi pieni, ma mai vuoti ;) .


Ringraziamo

Allenatori e aiuti:

Salvatore Luongo

Giuseppe Megaro

Antonio Grasso

Vito Drappa "Zip"

Giuseppe Venutolo

Orazio Strollo

Pasquale D'Elia e "Gigin", per i lavori di messa in efficienza del campo di gioco

Giocatori: ( per anzianità i primi)

Elio Giuseppe Venutolo prima dif.centrale poi terzino dx e sx

Donato Luongo terzino sx poi sostituito da Venutolo


poi...

Antonio Mattiali dif.centrale

Donato Luongo

Simone Del Tufo

Giovanni Rosamilia ala dx

Alessandro Rosamilia portiere

Francesco Grasso ala sx

Emanuele Di Filippo terzino sx

Francesco Stabile seconda punta

Emidio D'Elia

Emidio D'Elia

Marco Melillo prima punta

Alfredo Urciuolo

Angelo Di Geronimo

Donato Bruno terzino dx

Gianni Colatrella ala dx e sx

Fabrizio Luongo Centrocampista e regista


Ringraziamo inoltre caramente "Vincenzino" Torsiello ed i suoi ragazzi per la collaborazione che ci offrono ogni anno da allora.

giovedì 11 dicembre 2014

Il Limite.



Ci sono state delle volte in cui ho perso grandi occasioni. È allora che ti accorgi di vivere con i rimorsi ed i rimpianti. La vita, stranamente, ti porta sempre allo stesso punto, a commettere lo stesso errore. Siamo noi stessi, il nostro vero Io, a portarci fronte allo stesso identico errore tutte le volte. Questo è  un espediente dello Spirito, per induci a conoscere davvero noi stessi e ad essere noi stessi e non ci dovremmo essere. E tante volte non ci riconosceremo "allo specchio", finché non avremo guardato prima in noi. Pertanto, dopo tanto tempo, ho ritrovato parte di me stesso. Mi sono riconosciuto parzialmente e a questo punto mi pongo un'altra domanda: perché ci ho messo tanto tempo per riconoscermi? Fu detto una volta che "...Dio ha inventato il tempo perché altrimenti le cose sarebbero cadute tutte assieme''.
Beh era ora.Ma non son caduto.
Ho reagito.
Ed ora sono qua.
Non so se sono felice, lo capirò presto, ma per ora ci sono.
E a volte penso al passato.
Ripenso ad un passato prossimo.
A quando guardavo al cielo, con gli occhi umidi per la paura...penso a quelle cose lontane, a quei pomeriggi d'estate in cui ho sofferto e lottato...e ora, la sera tornando a guardare lo stesso cielo, sembra che le stelle mi cadano nel cuore insieme alle galassie tutte e lo allarghino, tante sono le cose rimaste e perdute o buttate in un angolo dimenticate.
Mi dico sempre in quel caso:-"Troverò sempre nel cuore del posto per qualcuno o qualcosa?
E da quanta roba entrerà ancora, capirò quanto sono piccolo o quanto sono grande? ".
 Ho scoperto grazie a nuove esperienze di avere una certa capienza, una capienza insperata.
Quanto una passione può riempirmi il cuore?
Io penso che La Mia Passione mi stia occupando gran parte dello spazio nello Spirito, e temo di non avere più spazio per nulla.
Ed è il nulla che temo.
Il nulla è solitudine.
Il nulla è buio.
Il nulla è noioso.
Il nulla fa paura.
Ma, da quanto ho imparato in questi anni e in particolare ultimamente, mi pare strano che tutto abbia un limite fisso.
I limiti sono fastidiosi.
Ti impediscono di fare qualche cosa.
Per ora i miei limiti non li ho ancora sfiorati, né li intravedo.
Ma non per una superba ammissione di possedere tanto spazio.
Perché generalmente pensiamo che ciò che è  grande sia meglio di ciò che è piccolo.
Nulla di più falso.
Anzi, di ciò che è grande, non sapremmo nemmeno cosa farcene, poiché "...un Universo è troppo grande per una persona sola...".
Ammetto allora, di non conoscermi bene.
Anzi, mi conosco talmente male da non intravedere i miei  limiti.
Ma già l'ipotizzare di averli, dovrebbe essere un passo avanti per conoscere meglio me stesso.                        
Il limite, che ognuno possiede, però pensandoci, ha la possibilità di essere disteso e dilatato.
Alcune persone hanno un limite statico, altre dinamico ed elastico.E non penso si trovino bene.
Personalmente mi sono accorto di possedere un limite elastico, nel momento in cui mi sono alzato e ho cominciato a combattere, lungamente.
Ora sono di nuovo a terra.
Il limite si è contratto di nuovo.
Ecco lo svantaggio dei limiti elastici: se li lasci andare ritornano come prima.
Allora penso che il mio obiettivo, come quello di altri, debba essere quello di estendere questo limite, espanderlo per conoscerne il punto in cui è quasi vicino ad una osmotica distruzione.
Espandendo il limite, riesci ad inglobare anche le cose che giacciono oltre ad esso e quindi a tenerlo dilatato grazie alle cose in esso poi contenute.
E forse più cose avrai nel limite, più avrai frecce al tuo arco.
Ma quelle cose oltre il limite non sono di altre persone, sono di nostra proprietà, frutto di una eredità morale e genetica, che i nostri Maestri non devono far altro che aiutarci a scoprire e non impartire come dettami, poiché l'uomo è artefice di se stesso e non dipende da altri la sua astuzia o la sua intelligenza.
Occorre trovare tali cose, per poterle usare per aiutare prima se stessi e conoscersi, e poi per aiutare gli altri.
È il piacere di scoprire l'ignoto che deve animare la nostra Vita e se accadrà di trovare cose buone o cattive, sarà comunque un bene, perché significa che allora vedremo quanto spazio rimane nel Limite per inserire nuove cose e persone.
Meravigliose.
Si spera...
E allora non cesseremo mai di di riservare sorprese a noi stessi. Per stupirci e per stupire magari.
La vita è sempre la stessa. E' il nuovo che in essa stessa troviamo che non ci fa annoiare del vivere.
Viva i limiti.

martedì 21 gennaio 2014

E io non lo sapevo!!!

Notiziona!!! Navigando su internet alla ricerca di qualche valido articolo scientifico decente, mi sono imbattuto in un "pezzo" di biologia molecolare, tra le cui note di riferimento ad opere e ricercatori riporta un cognome tipicamente castelnovese: Cozzarelli. Ovviamente poco credevo a questa coincidenza, ma qualcosa mi diceva di estendere la ricerca su Google, scrivendo il nome di questo ricercatore per esteso: Nicholas R. Cozzarelli. Detto fatto mi ritrovo come primo risultato un articolo commemorativo per un famoso medico americano, il quale ha origini castelnovesi. Ecco il link http://senate.universityofcalifornia.edu/inmemoriam/nicholasrcozzarelli.htm Costui è un grande uomo di svienza perchè ha scoperto l'attivita' di un enzima studiatissimo in biologia molecolare e che si chiama TOPOISOMERASI DI TIPO II. Io conosco bene l'enzima, il problema è che sapevo fosse stato scoperto (insieme a molecole simili!) da Wang e Gellert. In realtà i secondi hanno scoperto questa classe di enzimi, mentre il castelnovese ha scoperto a cosa serve. In sintesi e banalmente, tale enzima è implicato nei meccanismi di controllo della replicazione del DNA , regolando il meccanismo di introduzione alla rottura di un filamento singolo o doppio temporaneo, della doppia elica. L'enzima viene studiato dettagliatamente nei corsi delle facoltà mediche e biologiche(medicina, farmacia, biologia, biotecnologie ecc ecc.) Ha scoperto la capacità dell'antibiotico CIPROFLOXACINA di inibire l'enzima.

domenica 12 gennaio 2014

Una canzone su Castelnuovo e sugli emigranti

Una canzone molto efficace che riassume molto bene la vicenda di Castelnuovo dopo il sisma ed il cui tema resta attuale, che tutti dovrebbero conoscere è "Origine della vita". Tale canzone ha una storia letteraria, più che musicale. Essa nasce come poesia, almeno i primi versi, scritta non ricordo da chi, in cui si riassume un pò la storia del Castelnuovo dell'ondata migratoria tra fine '800 e primo cinquantennio del '900 in particolare. Osservando una certa musicalità non comune ad un poeta dilettante, il dr. Venutolo Gennaro Campiglio, abile musicista, credette opportuno di creare una melodia sulla base delle parole, creando effetti a dir poco sorprendenti. Ovviamente solo un vero competente potrà capire il connubio semplice ma perfetto, che contribuisce all'espressività di una canzone o vorrei dire di una poesia dapprima letta con accompagnamento musicale e poi divenuta canzone, che descrive un amore profondo per la propria terra d'origine e per il proprio popolo. Un amore, che non deve essere collegato alla presenza o meno di attività commerciali od un corso come a Napoli o a Salerno o a Roma, ma che è collegato a quello che deve essere un sentimento per quella che una volta era la volontá di vivere e continuare a combattere per casa propria, per la propria terra e per la propria vita. Volontà oggi quasi defunta per mancanza di volontà e per l'assenza di coraggio e fiducia per il futuro. La canzone con i suoi versi che riporterò al termine di questa analisi, descrive un particolare e semplice invito: cioè quello di non arrendersi e di continuare a perseverare.Perchè, anche se molti vogliono che Castelnuovo finisca per sempre o se lo augurano (non accorgendosi invece che ci sono individui da eliminare e distruggere, e non la Terra in cui si vive).Questo per il semplice motivo che nemmeno sanno cosa pretendere dalla propria vita e forse pretendono qualcosa dagli altri, come re assisi in trono serviti e riveriti. Rimboccarsi le maniche...una mano lava l'altra a questo mondo...creare occasioni (poichè intelligente non è colui che sa tutto, ma colui che sa cogliere le occasioni e sa crearsele): ecco il messaggio inviato dalla canzone. Il testo inoltre rispecchia una specie di poetica leopardiana: la rimembranza in questo testo è fondamentale,e come per Leopardi, il ricordare stesso era FARE poesia. Ovviamente bisogna chiedersi che genere di ricordi sono poeticamente validi. In questo caso il ricordo di un Castelnuovo che non c'è piú è qualcosa di poeticamente valido. Una nostalgia, un ricordo espresso da testo e melodia, che di fatto, rendono bene sensazioni antiche, tra cui immagini di gaiezza, e dolori; profumi e voci.Il piacere di riconoscere un volto nel fumo dei ricordi. Il dolore è determinato da un ulteriore memoria: quella del terremoto che "tremendo e cattivo", ha posto fine "a ciò che era" ed ha segnato l'incipit della decadenza che si è resa particolarmente lampante da circa 9 anni a questa parte. Con lo struggente ritornello e con un'opportuna scelta del ritmo, e degli accordi si esprime l'invito a "non morire" rivolto a chi ascolta: 1)nel ritmo (che ricalca ritmi di canzoni sudamericane di oltre 80 anni fa) e che quindi fanno pensare agli emigranti; 2)nei fraseggi si può cogliere invece la semplicità di Castelnuovo che è fonte della sua grandezza; inoltre la cosciente scelta dello strumento (la chitarra a 12 corde) permette di ottenere vibranti tonalità che entrano ed eccheggiano nello spirito se ci si lascia coinvolgere; 3) gli accordi hanno qualcosa di spagnoleggiante e di meridionale, e una costruzione di giri armonici (con La+ Mi+ La+ per le strofe,con l'aggiunta di un Re+ allo stesso giro armonico per i ritornelli con rialzi di tonalità) costituiscono qualcosa di "essenzialmente efficace". Il problema espressivo non si pone poichè la canzone è facilissima da interpretare opportunamente (almeno per chi ha un po' di emotività, fantasia, fervida immaginazione e capacità di immergersi nel mare dei sogni). Essa rappresenta da parte mia, l'invito a ricordarci chi siamo e di raccogliere un po' di energie che dovrebbero consentire, a noi che restiamo, di non vivere la fine di Castelnuovo. Questo perchè se non interveniamo ora che ci sono le avvisaglie della fine, potremmo non riprenderci mai più. Basta un po' di volontá e prestare le orecchie a certe persone che non vengono mai ascoltate. Io personalmente, anche se diventerò emigante per cause professionali, anche se non esisterà il Castelnuovo agonizzante nè quello ricostruito, ma esisteranno i ruderi, almeno potrò consolarmi: avró la mia villa di campagna come ultima testimonianza del paese più bello del mondo. Posterò 2 versioni della stessa canzone di cui una suonata e cantata da me. P.s.Io non voglio essere tra gli ultimi ad avere memorie del mio Paese e della mia gente. Ste c*****e lasciamole ai Mohicani. Origine della vita. Intro chitarra. I. Re+ La+ Mi+ La+ Origine della vita amico dell'infanzia Paese mio... (La+ Mi+ La+) Ti ergevi maestoso sulla collina da dove per decenni vedesti partire i tuoi figli per lontane terre poi per l'immensa Africa poi per le americhe e infine per l'europa... Essi ti hanno sempre onorato consapevoli della consegna del giorno del ritorno. Quanti di questi figli son ritornati un giorno per vederti così terribilmente colpito da un sisma tremendo e cattivo... Chorus. (Re+ La+ Mi+ La+) Per questi figli che di te facevano il centro del mondo, lo spettacolo è impressionante sembri agonizzante. Dai non morire anche tu già tanti tuoi cari son morti e tanti altri hanno ancora sempre bisogno di te della tua vita e di quest'altra gente che ti farà grande dai non andartene ci siamo noi i sopravvissuti (x2 volte)

sabato 12 gennaio 2013

Discorso di laurea per Nino,Fabrizio e Gerardo

Come detta la tramandata secolare tradizione goliardica,credo opportuno,stasera, pronunziare il discorso che celebra la vostra laurea e che rappresenta di fatto anche una sorta di riflessione sulla vita "che vi" (e "che ci") aspetta,celebrando cosi' tra l'altro ufficialmente la vostra entrata nel mondo del lavoro

(o meglio dei disoccupati come ha detto qualcuno :-) ... a questo punto e' meglio restare degli anonimi stronzi "d ' miezz' la via,senza art' ne part'" piuttosto che diventare dei "rispettabili" dottori ;-)... comunque,bando alle ciance e andiamo avanti):

"Carissimi Fabrizio, Gerardo e Nino,

amici, compagni di gioventu', fratelli ,

siamo qui questa sera, non solo per rivivere insieme ancora una volta i ricordi del liceo, della vita,delle Opere e dei Giorni,durante i quali siamo cresciuti allegramente lungo 5 anni.

Siamo qui anche per festeggiare e congratularci con voi del traguardo appena raggiunto:la laurea.

Quei giorni felici trascorsi al liceo mi tornano sovente alla memoria,anche quando sono immerso profondamente nei ragionamenti che competono i miei studi,e questi ricordi mi ispirano un sorriso, ma che non esprime esclusivamente ilarita' e gioia.

E' infatti,un sorriso ambiguo,come quello del Pierrot:da una parte da esso traspare gaiezza,ma contemporaneamente e' amaro come la nostalgia dei ricordi che il tempo inesorabile imprigiona nel grigiore del passato.

Fu cosi',credo e mi auguro,con tristezza e nostalgia,che ci lasciammo quel martedi' 17 giugno 2008,l'ultimo giorno di opulente risate, fatte insieme, prima di conseguire la maturita'.

L'ultimo giorno della spensieratezza tipica dei ragazzini del liceo.

Dopo la maturita' classica, si fece strada, gravissimo, il senso di incertezza, di paura nel futuro della vita, tipico di ognuno, acuito dalle parole dei genitori che ci invitavano o costringevano a intraprendere la via degli studi accademici.

Ognuno, chi a Legge, chi a Ingegneria, chi a Farmacia, chi a Medicina, chi a Economia, prese, incosciamente, costretto o meno, una strada.

Queste parole, questi pensieri, in verita', credo descrivano bene cio' che prova la vera matricola universitaria che si pone di fronte a una nuova realta' della vita, che il piu' delle volte si rivela amara come il veleno.

Avvengono qui tutti quei processi che portano dal bambino allo stadio embrionale che permettera' lo sviluppo di un vero uomo.

Naturalmente ognuno, sceglie di diventare uomo nella maniera, nel momento e nella misura in cui meglio crede.

Poiche' dicono che Dio ha donato ai viventi il libero arbitrio, per fortuna e purtroppo, sul quale Egli stesso non ha potere:ed ecco perche' l'uomo muore ed e' fesso,perche' puo' scegliere: il problema e' che non lo sa' fare.

Essere uomini non significa "andare con le donne".Essere uomo vuol dire produrre, eticamente qualcosa, prestare un servizio per il bene della societa' costituita e sopratutto per il bene delle persone che amiamo.

La laurea non rappresenta il "pezzo di carta", il passaporto, che rappresenta la garanzia di poter sopravvivere per lunghi anni, soddisfatti o meno, ma e' in realta' l'impegno che il giovane prende nei confronti della societa', la quale si prendera' la briga di segnare, d'ora in poi, i meriti e demeriti che caratterizzeranno la vostra vita come uomini, cittadini, mariti, padri, fratelli, amici e professionisti con tanto di libro mastro.

La societa',composta da benpensanti, si difendera' dai vostri demeriti che non dimentichera' tanto facilmente, e accettera' i vostri meriti,pero' misurandoli non senza errori metrici o scarsa valutazione.

A cio' c'e' una spiegazione: una delle grandi verita' degli sfortunati tempi in cui viviamo, oltre a quella che dice che :-"Tutti mentono"- (ndT quello che ho detto e diro' v'assicuro che non e' una menzogna)- , e' quella che spiega come le persone vivano in virtu' di un velenosissimo e patologico principio che recita:-"Ij' so' meglj' d' te sempre e comunque e tu, sempre e comunque,si un' malamend' ".

Vi prego davvero che non commetterete mai l'errore di vivere secondo la Verita' che vi ho descritto, che la dice lunga sulla Gente e su cio' che, sapendolo, dovrete e dovremo affrontare.

Valutate dunque analiticamente le vicende della vostra vita, senza pregiudizi e oggettivamente, cosicche' la Fortuna possa arridervi e possiate vivere una vita degna di essere vissuta.

Questa e' la via per arrivare alla "Pistis sophia", la Somma Scienza, utile in tutti gli ambiti della vita.

La Verita' citata prima, vi fa' comprendere che anche dopo la laurea gli esami non sono finiti.

La Vita stessa e' un esame,e sarebbe bello pensare che tutto finisca una volta morti sulla base di un perverso,ateo e catartico pensiero.Infatti cristianamente ci insegnano che dopo la morte saremo sottoposti ad un ulteriore, Sublime esame.Che stress.Un altro ancora.

Dunque vivere e' facile, morire forse e' facile, ma saper vivere e saper indi morire e' difficilissimo.

Quando in un futuro remoto, in una notte d'Agosto, con i rumori del vento, che vi trasportera' attraverso una finestra alle narici i fruttati e delicati profumi dell'estate, carezzandovi il corpo disteso muovendo le lenzuola di delicata seta, sapendo che nel letto in cui dormite vi sara' la dolce compagnia della donna che amate e che rendera' pieno il vostro corpo e il vostro spirito, riempiendovi il cuore di vita e calore, ormai soddisfatti, grazie ad essa, del bisogno d'amare, penserete al vissuto e ricorderete questo mio discorso (compiendo di fatto un esame!!), allora potrete chiedervi od affermare se avete saputo vivere.

Il tempo della spensieratezza dei vent'anni e' finito:

inizia un nuovo capitolo della vostra vita, ed e' proprio dalla laurea che inizierete a costruirvi, ripeto, una vita degna di essere vissuta.

Le decisioni ferme, ponderate, analitiche, dettate da bravura quanto da logica, siano il vostro Vangelo.

Il coraggio di affrontare l'infinita spirale del serpente della realta', sia il vostro sostegno.

Valgano per voi questi aforismi del Bushido, la Via della Spada giapponese:-"Se si passasse la vita a cercare la goccia di pioggia perfetta, non sarebbe una vita sprecata [...] Apprezza la vita in ogni cosa: in una tazza di the', in un fiore di ciliegio, nella donna che ami e nel nemico che uccidi[...]".

Questi sono i segreti della vita perfetta.Su queste fondamenta costruite la vostra dignita'.Sono questi i massimi obiettivi, l'uno per il professionista, e l'altro piu' in generale per l'uomo.

 

 

In alto i calici

Ad majora

 

"We are Brothers in Arms..."

 

 

 


Oliveto Citra, li' 27/12/2012,
                                                                                          VENUTOLO ELIO GIUSEPPE
                                                                                            

giovedì 20 settembre 2012

GRAZIE!!!!!!

Dato che non l'ho ancora fatto pubblicamente,vorrei innanzitutto ringraziare tutti coloro i quali hanno fatto si che a Castelnuovo (ed incredibilmente anche fuori),il nostro cortometraggio sia stato un successo,una vera standing ovation.Addirittura abbiamo ottenuto una recensione da un personaggio autorevole come Giovanni De Matteo,autorevole recensore di film e libri di genere fantascientifico.
Altro punto a favore è che grazie al film sono riuscito ad insegnare una locuzione greca al popolo,che ora non fa altro che ripetermela sempre "Egùmai mèn,,.Ringrazio ancora quanti mi hanno fatto i complimenti sia per l'interpretazione,sia per le riprese (complimenti però che vanno ad Alessio Merulla e non a me).
Ebbene,molti mi chiedono se si farà un sequel o se faremo un altro corto...be',vi anticipo che il prossimo lavoro non sarà un cortometraggio,ma forse un film vero e proprio,in stile "signore degli anelli".Insomma mi piacerebbe assolutamente fare onore a Tolkien e al suo mondo,però a modo mio.
Perciò avremo bisogno di un cast molto guarnito per riempire la location scelta per il set e per arrivare a ricoprire tutti i ruoli previsti e NECESSARI per esigenze narrative.

Quindi molta gente di Castelnuovo (e anche proveniente fuori dal paese all'occorrenza),potrebbe far parte per un giorno o per tutta la produzione del cast di un film,che mi auguro possa avere successo come quello precedente.

Grazie ancora :-)


lunedì 10 settembre 2012

Ricordi negativi:teniamoceli e poi elaboriamoli.

Se vuoi essere felice, tieniti stretti i ricordi negativi!

Custodite gelosamente tutti i ricordi negativi, anche se può sembrarvi un atto di masochismo estremo. Prima riusciremo a elaborarli, prima saremo di nuovo felici.

Tenere a mente ciò che ci ha turbati è il primo passo per lasciarsi alle spalle la malinconia. E chi ha problemi di memoria rimane triste più a lungo.

 

Bere per dimenticare non funzionerà. E nemmeno tentare di distrarsi a tutti i costi, o cercare una pillola che con un colpo di spugna cancelli quel ricordo che vi tortura da mesi. Con le memorie negative è meglio imparare a conviverci, o la tristezza che ne deriva durerà più a lungo: lo dimostra un recente studio statunitense.

Tristezza cinematografica. Un'equipe di neuroscienziati dell'Università dello Iowa (USA) diretta da Justin Feinstein, ha selezionato 10 persone, 5 delle quali affette da una particolare forma di amnesia - in questo caso, l'incapacità di elaborare nuovi ricordi - derivante da un danno all'ippocampo, una parte del cervello fortemente coinvolta nella memoria e nella navigazione spaziale. A tutti i soggetti sono stati poi mostrati alcuni spezzoni di film "strappalacrime" alla Forrest Gump.

Non ricordo... ma fa male:

Dieci minuti più tardi i ricercatori hanno testato le emozioni di tutti e 10 i volontari. Scoprendo che mentre i soggetti sani sembravano aver "digerito" il ricordo malinconico dei film, gli amnesici rimanevano tristi a lungo, pur faticando a ricordare che cosa avesse fatto scattare in loro questo stato d'animo.

La prova del nove. Lo stesso esperimento è stato quindi ripetuto, questa volta proponendo scene di film allegri e divertenti. Con risultati simili, tranne che in un punto: le emozioni negative registrate dopo la visione della prima serie di proiezioni, duravano negli amnesici molto più a lungo di quelle positive del secondo esperimento.

Un antidoto al dolore:

Una possibile spiegazione secondo i ricercatori, potrebbe essere che l'abilità di immagazzinare i ricordi tristi, e di rifletterci su, ci aiuti in qualche modo ad alleviare le emozioni negative che ne derivano. Come se conoscerne la causa servisse a farcene una ragione.

Se manca un "tassello" si soffre più a lungo. Ma c'è anche chi, in seguito a traumi cerebrali o patologie degenerative come la malattia di Alzheimer, ha perso questa possibilità. E non riuscendo a "ripescare" nella sua memoria la ragione della propria sofferenza, ne paga comunque le conseguenze in termini emotivi. «Questi risultati sottolineano l'importanza di mantenere un atteggiamento rispettoso nei confronti delle persone con problemi di memoria» ha detto Feinstein «perché anche se non ricordano il motivo di uno sgarbo, in loro la tristezza dura più a lungo».