martedì 13 marzo 2012

Il softair

Il XXI è un secolo ricco di sorprese per tutti noi.Vuoi per le novità dal punto di vista tecnologico e scientifico,vuoi per rivelazioni clamorose sugli U.F.O.,anche lo sport presenta nuove offerte sul piano del divertimento e dell'attività fisica in genere.Con questo articolo voglio parlarvi di uno sport che già da una decina d'anni suscita interesse in tante persone sia adulti che adolescenti:il softair!

E' uno sport che proviene dal Giappone e la parola softair deriva dall'inglese e significa letteralmente "aria compressa",questo sport è definito:-"...riproduzione di una situazione tattica...",ma cosa significa?Una riproduzione di una situazione tattica è la messa in scena di una situazione strategica in un teatro di guerra,dove i softgunner(coloro che praticano il softair) devono assolvere a dei compiti,raggiungere degli obiettivi...insomma compiere delle missioni simili a quelle di tipo militare.

E' pur vero che non si tratta di situazioni reali,ma non bisogna pensare che si tratta di un "giochetto" che fanno i bambini "accattann's lu fuc'lieddh' o la p'stulecchia cu li piumbin' addò lu marrucchin' ".Questo perchè in primis bisogna sottolineare che la pratica del softair è tutelata da leggi severissime quali:a)Il softair può essere praticato solo da maggiorenni;b)le armi devono essere convenzionate dalla legge italiana tramite una legge emanata nel 1975 che spiega che le armi sono classificate come giocattoli e devono essere provviste obbligatoriamente di tappo rosso sulla canna (oggi per "sfizio" si possono montare a nche degli spegnifiamma veri;c)i tornei devono avvenire su terreni forniti da aziende specializzate o da privati,e se il torneo dovesse avvenire in una zona campestre e quindi senza confini tangibili il suo perimetro deve essere pattugliato da vigili urbani,da polizia o Carabinieri.L' obiettivo di questo sport non è solo quello di divertirsi fingendosi militari è soddisfare quindi la propria fantasia,ma anche quelli di stringere amicizie,stare insieme agli amici,ritrovarsi insieme nella natura e fare del campeggio(alcuni tornei possono durare anche più giorni infatti,ed è necessario pernottare in albergo o magari pernottare in tenda all'aperto,clima permettendo ovviamente),inoltre permette a chi lo pratica di fare del sano sport correndo,strisciando o più semplicemente camminando con parecchi chili di equipaggiamento sulle spalle,e permette infine di far comprendere a chi gioca,le sofferenze ed il pericolo di una vera situazione di combattimento (e ti viene da pensare che se fossi stato colpito davvero allora saresti morto!!).

Il gioco è anche bello perchè si basa sul gioco di squadra,non esiste infatti il Rambo della situazione,anzi il softgunner è messo meglio in quanto ha l'equipaggiamento,mentre invece Rambo combatte a torso nudo;chi tende a comportarsi da Rambo viene immediatamente escluso dal gruppo.Quindi il softair non è fatto per chi vuole andare in giro con il fucile a sparare agli altri,ma è più cose messe insieme.

In generale esistono 2 categorie di softair:1)il softair normale e 2) il softair reenactment.

Il primo tipo è il softair per eccellenza,dove si usano armi ed equipaggiamenti dell'età a noi contemporanea ed è il tipo di softair più diffuso.

Il secondo tipo è il softair che rievoca battaglie della seconda guerra mondiale o della prima,chi pratica questo tipo di softair è detto reenactor,e vediamo che è molto più diffusa la rievocazione di combattimenti della seconda guerra mondiale che della prima;per combattere si usano armi ed equipaggiamenti d'epoca che però costano più delle repliche e degli equipaggiamenti di eserciti moderni(teniamo presente che i più fanatici compiono ricerche su decorazioni e distintivi originali che costano non poco).

Infine nel softair reenactment è possibile contattare delle aziende che mettono in affitto anche veicoli e mezzi corazzati d'epoca di qualsiasi nazione(si tratta in effetti di società che forniscono veicoli e mezzi d'epoca per il cinema).

Io personalmente preferisco il softair reenactment,perchè è basato anche sulla storia e chi combatte deve anche documentarsi per calarsi nel ruolo e divertirsi al massimo.Infine vi è una terza variante del softair in cui si utilizzano armi che sparano della vernice caricata in appositi contenitori ed è detto paintball,ma è illegale in Italia poichè le armi sono troppo potenti e possono ferire.

Armi.

Le armi usate nel softair vengono chiamate normalmente con la sigla ASG (airsoftgun dall'inglese che significa "arma ad aria compressa") esse sono di 3 tipologie:automatiche,semiautomatiche e bolt action.

I sistemi con cui funzionano le armi sono anch'essi 3:batterie ad alto potenziale, il gas (CO2),o a molla.

Le armi automatiche possono funzionare sia a batteria che a gas,ma le migliori funzionano a batteria e sono anche le più diffuse e durano più a lungo,ovvio che il fucile per funzionare deve avere una batteria con un potenziale tale da far funzionare in maniera ottimale il sistema di sparo, esempi di armi con questo tipo di funzionamento sono l'Mp44 tedesco della seconda guerra mondiale oppure l'XM8 statunitese,l'M4A1 o l'M16.

Le armi semiautomatiche,come le pistole,possono funzionare sia a gas che a batteria,(le migliori pistole però sono quelle a gas scarrellanti,cioè hanno un funzionamento meccanico come quelle vere ma sono in reltà innocue,l'unico difetto che hanno è che la spinta provocata dal gas va diminuendo man mano che si spara a causa del consumo di anidride carbonica che fa diminuire la pressione sul proiettile),molti fucili come il tedesco G36c ad esempio o l'americano M16A3 possono anche essere dotati di un selettore di fuoco che sceglie tra raffica automatica,semiautomatica o colpo singolo.

I fucili bolt action sono dotati di una leva laterale che portata dal davanti al dietro e poi ancora in avanti determina il carimento del fucile,fucili di questo tipo sono i fucili di precisione e quelli da reenactor della seconda e prima guerra mondiale(ovviamente esistono anche fucili di precisione semiautomatici come l'M21 o l'M14).

E' bene sottolineare che le repliche softair per essere legali devono avere potenza inferiore al Joule,le armi che superano anche di poco il joule sono illegali e cosiderate armi vere e proprie e vengono dette "overjoule".Ora è bene sottolineare che la potenza in fisica si misura in Watt e non in Joule percui in questo caso "potenza" è un termine improprio.Invece parliamo in realtà del lavoro(in senso fisico-matematico) compiuto dal pistone del fucile per sparare fuori il proiettile;il lavoro si misura in joule ed è definito L=Fxs.La "potenza" pari ad un joule o sotto di esso è una quantità di lavoro minima dal punto di vista energetico per cui quando il proiettile ci colpisce lo sentiamo ma non ci fa male;"potenze" superiori al joule possono anche causare delle ferite lievi,"potenze" superiori al joule sono rilevabili in fucili di fabbricazione cinese,ma niente paura è possibile ridurre la "potenza" del fucile tagliando la molla del fucile oppure montando dei sistemi di sparo di marca.Infine notiamo il sistema hop up che è presente in un determinato punto della canna e che evita che il pallino subisca le conseguenze del teorema di Bernoulli,a livello del pallino all'uscita dalla canna il proiettile può assumere una traiettoria curva,perciò è sempre bene usare pallini di calibro idoneo (6 mm) e di peso preferenziale tra gli 0,20/0,25 grammi in ceramica o in plastica.

E' uno sport che io ho praticato e che mi ha sempre divertito molto,per motivi personali (mi piace combattere!!) e poi il bello è che non solo si spara ma bisogna anche ragionare taticamente.
Infatti è inutile nascondersi ed aspettare il nemico da soli,poichè gli avversari si muovono sempre in squadra e pertanto io da esperto ci penserei due volte prima di sbucare fuori.


Per praticare questo sport,che è anche riconosciuto dal CONI,bisogna avere senso di squadra,senso del fairplay (infatti se vi colpiscono e non lo ammettete l'arbitro vi può espellere o il presidente del club di softair può scacciarvi),chi viene colpito e non lo ammette è chiamato Highlander,e chi viene colpito è "morto" e deve uscire anche dal campo di battaglia,questo è un comportamento che denota senso sportivo e poi anche se si dice di non essere stati colpiti ci sono come testimoni sia i compagni di squadra che gli avversari:i conti si faranno dopo la partita.


Esistono varie specializzazioni nel softair elenchiamole:


GLI SCOUT

Sono gli occhi della pattuglia in movimento, hanno la funzione di guidare la squadra sul percorso percorso indicato dal navigatore e/o dal caposquadra. Normalmente, nella coppia scout, tutti e due gli operatori dovrebbero avere caratteristiche simili, silenziosità, riflessi ed istinto cacciatore molto pronunciato sono le doti principali, poi, l'esperienza, insegnerà loro a riconoscere una traccia, un sentiero o un passaggio dove altri non lo vedono. Devono essere capaci di intuire una imboscata prima di caderci e devono avere un buon senso dell'orientamento. E' sicuramente uno dei ruoli più affascinanti.

 

 

 

 

IL CAPOSQUADRA

Ruolo di grande responsabilità, al pari del cartografo, ha il compito di decidere la tattica, di decidere il tipo di movimento della pattuglia, di scegliere tra le opzioni fornite dal cartografo.

Solitamente le caratteristiche del caposquadra sono l'esperienza, la freddezza, la fantasia e la leadership. E' necessario che sia riconosciuto come capo dagli altri operatori che devono porre in lui grande fiducia.

Può essere al contempo anche mitragliere della pattuglia e guidare, sotto la sua copertura, la pattuglia all'assalto di una postazione. Negli Hell's Brigade il caposquadra viene di volta in volta designato dal Direttivo (può anche essere sempre lo stesso, ma non mantiene il suo ruolo per "grazia ricevuta", bensì per le capacità e le caratteristiche dimostrate sul campo) ed ha l'incarico di analizzare la missione di gara e di scegliere i giocatori che faranno parte della sua pattuglia, e basando le sue scelte sull'analisi effettuata e sul rendimento dei giocatori. Le sue scelte sul campo sono insindacabili, ma sarà soggetto ad uno scambio costruttivo a fine gara sull'andamento della stessa. Oneri ed Onori.....

 

 

IL CARTOGRAFO/NAVIGATORE

Come descritto anche nella sezione "ATTIVITA' CORRELATE", il ruolo del cartografo, in gara, è essenziale. E' lui infatti che guida la squadra e, alle spalle degli scout ed a fianco del caposquadra, guida ed indirizza il procedere della pattuglia.

Normalmente la sua posizione in pattuglia è la terza o la quarta, solitamente in coppia con il caposquadra. Sull'obiettivo, dove momentaneamente il suo ruolo non è necessario, deve fornire supporto al caposquadra e fornirgli la copertura di sicurezza

 

 

IL MITRAGLIERE

Il mitragliere deve fornire il supporto di fuoco al movimento degli altri operatori, deve essere organizzato per avere con se una grande quantità di munizioni e deve avere un fucile che garantisca un grande volume di fuoco. Normalmente sono consigliabili, per questo ruolo, le SAW (mitragliatori come la MINIMI o l'M60) o fucili dotati di caricatori a tamburo o elettrici (vedi CARICATORI).

 

 

LA SICUREZZA

L'operatore di sicurezza è colui che si occupa di vigilare sui compagni di squadra e che si preoccupa di verificare ogni possibile pericolo per gli specialisti, svolgendo, di fatto, un ruolo molto simile a quello delle scorte. L'operatore di sicurezza può trovarsi in coppia con chiunque nella squadra, e svolge anche il ruolo di retroguardia. Se sbaglia, la squadra può essere eliminata in pochi istanti.

 

 

 

 

 

 

 

LE ALI

Il ruolo di "Ala" non è, di fatto, un ruolo vero e proprio dato che qualunque membro della squadra può trovarsi nella condizione di svolgerlo. L'ala è, comunque, colui che, in previsione di un ingaggio o di un agguato, ha il compito di staccarsi dal corpo centrale della pattuglia ed aggirare i fianchi dell'avversario per prenderlo alle spalle. E' un ruolo che richiede molta velocità e senso dell'orientamento dato che è facile perdere di vista la squadra e non arrivare in tempo per ingaggiare l'avversario ancora distratto. Solitamente l'operatore che viene indicato per il ruolo di Ala è in una delle posizioni di coda della pattuglia ed ha le stesse caratteristiche di uno scout.

 

 

 

 

TATTICHE DI ATTACCO

Le tattiche di attacco sono, ovviamente, relative al tipo di obiettivo che si deve affrontare, quindi la condizione ottimale per portare un attacco ad una postazione è di riuscire a fare una acquisizione obiettivo, ovvero uno studio delle difese svolto in occultamento, prima di lanciare l'attacco. Ove questo non fosse possibile, si devono preparare preventivamente, in fase di allenamento, degli schemi di attacco su diverse ipotesi di strutture difensive.

In caso di strutture difensive con ampio raggio visuale e con bunker posti in posizione angolare potrebbe essere indicato un attacco sulla linea diagonale con una alta concentrazione di fuoco su una singola postazione per volta, in modo da sfondare le difese in un punto ed usare le stesse difese a proprio vantaggio, invece nel caso la difesa sia composta da più postazioni in linea, a causa della loro possibilità di incrociare il fuoco sul fronte, dovrebbero essere attaccate dal lato, mentre alcuni elementi dotati da una buona gittata dovrebbero tenere occupate le difese su un altro lato. Ovviamente però queste indicazioni sono molto generiche, ma insieme a tante altre, possono dare al caposquadra delle idee su come prendere ogni obiettivo gli si presenti.

 

 

 

 

TATTICHE DI DIFESA

La difesa di una postazione può essere molto più difficile di quanto non possa sembrare, infatti posizionare un bunker nel posto sbagliato può essere l'equivalente di tenere una porta aperta all'avversario. Oltre a questo è da considerare il tipo di difesa che si può fare, secondo le regole impostate prima dell'inizio del gioco, ossia se la difesa prevede il movimento dei difensori e, in caso affermativo, il raggio di movimento, oppure se è prevista la difesa attiva, cioè la possibilità per i membri della difesa, di aggirare l'avversario per colpirlo alle spalle. In linea di massima, comunque, le postazioni difensive devono essere disposte tenendo conto della conformazione del terreno e delle possibili linee di attacco, cercando di mantenere una copertura reciproca tra le postazioni e devono consentire, a chi è nella postazione, una rapida ritirata in caso di emergenza. Oltre a tutto questo è necessario considerare anche il tipo di ASG disponibili: le ASG con la maggior potenza di fuoco dovrebbero essere poste ove il settore di tiro sia abbastanza ampio e lungo per sfruttare al massimo tali caratteristiche, invece le ASG corte o, comunque, con limitata capacità di saturazione devono essere utilizzate egli spazi ristretti a ridosso dell'obiettivo, dove la sorpresa possa dare il massimo vantaggio contro l'avversario.

 

 

Tattiche militari e di soft air
Vogliamo illustrare in questo articolo diverse tattiche e tecniche usate in ambiente militare dai reparti speciali. Alcune di queste tattiche sono applicate anche nel mondo del soft air quindi dedicheremo un piccolo spazio anche a questa attività sportiva.

Movimento
La modalità di movimento di una squadra incursori dipende da vari fattori, come la conformazione del terreno, la presenza di edifici, alberi, collinette, boschi fitti, fiumi. Tuttavia in linea generale le squadre speciali si muovono in terreni poco praticabili, cercando di rimanere sempre coperti dalla vegetazione. Non è raro che si avvicinino all’obiettivo risalendo lungo un fiume, in quanto ciò gli consente di non lasciare tracce. In genere le pattuglie controllano i sentieri e le parti più accessibili del bosco, ed è proprio questi luoghi che gli incursori evitano.

Infiltrazione

Con il termine infiltrazione si intende il modo con il quale si raggiunge il punto di partenza per la missione. Oggi il tipo di infiltrazione più usata dai membri dei reparti speciali è quella dall’alto (aerea o da elicottero). L’infiltrazione da elicottero può avvenire sia con la tecnica del fast rope (discesa in corda doppia) sia con l’elisbarco a terra, portando l’elicottero a bassa quota per brevissimo tempo. L’infiltrazione aerea avviene con la tecnica H.A.L.O. high altitude low opening; la squadra incursori è aviolanciata di notte a 10.000 m di quota. L’aereo militare che trasporta gli operatori è cosi scambiato per un aereo civile, i radar non sono in grado di captare un singolo uomo col paracadute e cosi non viene procurato nessun genere di allarme. Gli otto incursori, una volta a terra, si riuniscono nel punto di randez vous. È una tecnica molto efficace di infiltrazione in occultamento in profondità.
C’è poi l’infiltrazione dal mare per mezzo di gommoni, in tal caso gli operatori si avvicinano alla costa rimanendo molto bassi all’interno del gommone e coprendo tutti i lati.
Nel soft air l’infiltrazione non avviene mai in profondità (cioè all’interno del campo di azione) ma sempre all’esterno del campo. Può avvenire da uno o più punti fissi o può essere libera lasciando totalmente la decisione alla squadra di soft air, avviene con i propri mezzi o con autovetture messe a disposizione dagli organizzatori, in alcune manifestazioni sono stati usati anche elicotteri.

Pattuglia
La formazione di una tipica pattuglia in esplorazione è composta da otto operatori che camminano distanziati su due file parallele: due avanguardie, cartografo, comandante, assaltatore, vicecomandante, due retroguardie. La distanza tra un operatore e l’altro varia a seconda del tipo di territorio e non supera mai i 30 metri. I due osservatori camminano leggermente staccati dal resto del gruppo e controllano accuratamente tutti i punti sospetti, la retroguardia assicura un costante controllo da attacchi da dietro. Il resto della pattuglia sorveglia i lati. In caso di imboscata si effettua una manovra di ripiegamento.
Questa formazione è utilizzata anche nel soft air ma le distanze tra un operatore e l’altro sono notevolmente ridotte data la scarsa gittata delle Asg (air soft gun).

Ripiegamento
Esistono vari tipi di ripiegamento ma hanno tutti in comune la reazione immediata con un grosso volume di fuoco. Una delle possibili manovre di ripiegamento è la R.A.I. Reazione Automatica Immediata. Adottata dalle pattuglie per ripiegare rapidamente e senza esitazioni dopo aver subito un imboscata, riduce le perdite al minimo e consente una riorganizzazione della squadra. All’ingaggio con i soldati nemici tutti gli operatori della pattuglia si abbassano e i due osservatori iniziano a sparare, ognuno continua a sorvegliare il proprio campo di competenza e il ripiegamento avviene verso l’interno della pattuglia, alternando il fuoco di copertura con chi rimane, per breve tempo, davanti. La pattuglia si riforma ad ogni ripiegamento completo una trentina di metri indietro e arrivata a una buona distanza di sicurezza si dispone a riccio, formazione a cerchio molto stretta, e si contano gli operatori per vedere se sono tutti presenti.
Nel caso di una pattuglia di due elementi (osservatore,cecchino) l’elemento che procede davanti inizierà a sparare dato che con un fucile automatico può generare più volume di fuoco, lo sniper che si trova dietro lancerà una granata fumogena(non a frammentazione) tra la pattuglia nemica e il compagno. Una volta esplosa la granata lo sniper1 si metterà a correre indietro, mentre lo sniper 2 inizierà a sparare con il fucile di precisione. Una volta raggiunto il compagno lo sniper lancerà una granata incendiaria per poi separarsi. Osservatore e cecchino si rincontreranno al rally point. Anche se sembrano complicate, queste manovre evasive eseguite con coordinazione possono fare la differenza tra la vita e la morte.
La R.A.I. viene usata in alcuni casi anche nel soft air ma con la differenza che tutti gli operatori iniziano a sparare, ognuno nella propria direzione.

Imboscata
La riuscita di un imboscata dipende innanzitutto dalla capacità di prevedere dove passera la pattuglia nemica. Una volta fatto ciò il resto dipende dalla capacità di mimetismo di ogni singolo operatore e dalla coordinazione e dalla giusta divisione dei settori di fuoco. Nell’imboscata la pattuglia nemica deve essere investita da un volume di fuoco impressionante e per far si che ciò accada nessuno dell’imboscata deve iniziare a sparare prima dell’ordine del comandante.
Nel soft air le imboscate sono praticate come modalità di gioco o come scelta dei partecipanti ad una missione 24h, in questo ultimo caso risultano sicuramente più realistiche.

Movimenti sotto la pioggia
Dal punto di vista tattico la pioggia presenta vantaggi e svantaggi. Il rumore della pioggia copre i rumori e quindi fa si che il nemico abbia meno possibilità di individuare gli incursori, però anche i rumori dei soldati nemici sono coperti. La stessa cosa vale per la visibilità ridotta. Inoltre la pioggia rende il terreno molto scivoloso ed è comunque sempre fastidiosa. Va detto però che gli operatori delle special forces si allenano molto in condizioni anche pessime di tempo proprio per essere pronti a tali situazioni. È molto probabile pertanto che mentre i soldati di fanteria cercherebbero rifugio nelle tende o in luoghi protetti, gli incursori continuerebbero la missione senza esitazioni, sfruttando la pioggia a loro vantaggio.
Nel soft air la pioggia è una realtà con la quale i softgunner più seri si trovano spesso a contatto. La pioggia è fastidiosa e rende la marcia più difficile, come detto prima il terreno è scivoloso e si rischia di cadere (soprattutto su sassi o legni bagnati), se non si ha un poncho o una giacca in goretex e si sta a lungo sotto la pioggia in appostamento in inverno si sente veramente freddo. Per questo chi gioca a soft air si deve procurare un completo impermeabile e anche dei guanti. I pantaloni della giacca in goretex vanno sempre posti sopra gli anfibi e mai infilati al loro interno, in modo da evitare che l’acqua entri negli scarponi.

Movimenti di notte
Qualche volta i reparti speciali sono definiti "fantasmi amici della notte", il motto dei NOCS è ad esempio "sicut nox silentes" (silenziosi come la notte). Queste definizioni dipendono dal fatto che spesso le special forces sfruttano la notte per nascondersi e muoversi senza essere visti. Ovviamente fanno uso di visori notturni di quarta generazione e di cyalume sia a luce visibile che infrarossi, mentre le torce sono usate soprattutto negli interni. L’infiltrazione avviene in genere in notturna o in condizioni di tempo pessime proprio per ridurre al minimo le possibilità di essere individuati. Un assalto a un accampamento nemico, in alcuni casi (si deve sempre valutare la situazione, la conformazione del terreno, la presenza di ostaggi, di fari,ecc), può essere condotto in modo perfetto di notte sotto la copertura di tiratori scelti con binocoli a visione notturna. Inoltre la tecnologia di visione a intensificazione dell’immagine di quarta generazione è prodotta solo dagli Stati Uniti, mentre spesso i paesi del terzo mondo non hanno visori notturni o al massimo li hanno di prima generazione.
Nel soft air le partite notturne sono caratterizzate da un silenzio e da un buio totale. Nessuno accende le torce per timore di essere individuato, si fa poco uso dei visori notturni (massimo di seconda generazione per i civili) e si rimane molto in ascolto per captare ogni minimo rumore. Si usano i cyalume per marcare gli zaini se questi sono lasciati in occultamento, per essere poi recuperati in seguito. Durante la marcia in alcuni casi si usano gli starlight (o minicyalume) attaccandoli con del nastro al berretto jungle hat, in caso di contatto basterà piegare il berretto per nascondere il cyalume e diventare invisibili.

Movimenti con la neve
La presenza della neve e del ghiaccio rende il compito delle special forces molto arduo. Se ad alta quota gli incursori devono essere dotati di speciali equipaggiamenti tra cui ramponi, corde, giacche termiche e respiratori (quote sugli 8000 metri) e pronti ad affrontare situazioni quali valanghe, tempeste di neve, temperature di -80°C, crepacci ed altro ancora. Tuttavia è raro che un combattimento avvenga a quote cosi elevate, ma anche ad altitudini inferiori la presenza della neve rallenta comunque la marcia, il ghiaccio rende il terreno molto scivoloso ed è sempre possibile una tempesta di neve. Anche se i militari sono dotati di divise bianche, l’ombra che si produce a terra è comunque ben visibile in terreni aperti. Inoltre camminando sulla neve si lasciano tracce ben visibili del proprio passaggio. I gruppi di incursori che si trovano su un terreno innevato cercano di camminare ognuno dentro l’orma lasciata dal compagno che lo precede in modo tale da non far capire da quanti operatori sia composta la squadra. Un altro accorgimento è quello di camminare all’ indietro (anche solo metà della squadra) in modo da non far capire quale sia la direzione di marcia. In alcuni casi si procede all’occultamento delle impronte da parte dell’ultimo operatore.
Per quanto riguarda le divise mimetiche ne esistono di completamente bianche o bianche con punti, foglie, rami neri, verdi o marroni. In alcuni casi gli operatori preferiscono indossare un pantalone bianco e una giacca woodland se la neve è presente solo a terra.
Nel soft air quando si gioca con la neve si deve essere equipaggiati con giacche e anfibi in goretex. La neve rende la marcia più lenta e faticosa e la bassa temperatura risulta molto fastidiosa se non si è ben equipaggiati.

Movimento in acqua
Spesso i reparti speciali si muovono in acqua per esempio risalendo un fiume o in un assalto subacqueo. L’acqua infatti offre alcuni vantaggi tattici. Muovendosi nell’acqua non si lasciano tracce del proprio passaggio e anche i cani perdono le tracce. In acqua si può rimanere bassi e defilati, parzialmente sommersi, sempre in posizione di tiro. Se si rimane sottacqua, negli assalti alle imbarcazioni, si è praticamente invisibili. Per l’assalto alle imbarcazioni gli incursori utilizzano fucili subacquei, pistole subacque a sei colpi, fucili con arpioni per salire sull’imbarcazione. Nel guado di fiumi in alcuni casi si usano corde e imbrachi.
Nel soft air è raro che un soft gunner si immerga sdraiato nell’acqua per condurre un assalto. Ricordiamoci sempre che è una simulazione per divertirsi e evadere lo stress accumulato nella settimana. Però se si tratta di bagnarsi, anche fino alle ginocchia, non ci sono problemi. In questi casi anfibi in gore tex non sono consigliabili perchè raccolgono l’acqua al loro interno e non la lasciano defluire all’esterno. Per il guado di piccoli fiumi sono quindi consigliabili scarponi in tela non impermeabili.

Diversivi
L’uso di diversivi è molto utile nell’assalto a punti sensibili perchè attira parte delle truppe nemiche poste in difesa dell’obiettivo in luoghi lontani e consente il blitz sul sito. Non sempre il diversivo ha luogo esternamente all’area di operazione, può anche avvenire internamente con un conseguente caos tra le truppe nemiche. I diversivi sono in genere costituiti da esplosioni, bombardamenti, assalti paralleli o piccoli gruppi separati.
Nel soft air i diversivi possono essere costituiti da petardi che esplodono o da persone isolate che hanno il compito di attirare l’attenzione delle squadre nemiche su se stesse.

Fuoco di copertura
Il fuoco di copertura consiste nel convergere il volume di fuoco verso un punto e/o postazione nemica senza avere necessariamente bersagli precisi effettuando principalmente un’azione intimidatoria e di blocco delle reazioni nemiche per permettere l’avanzamento delle truppe d’assalto. In genere il fuoco di copertura è fornito dalle mitragliatrici attraverso brevi raffiche continue. Per avanzamento in copertura si intende quel movimento tattico che si effettua lasciando uno o più uomini in copertura, che mentre il resto del team avanza sorvegliano la zona e sono pronti a reagire immediatamente in caso di contatto visivo col nemico. La copertura può essere fornita da tiratori scelti o anche da elementi della squadra incursori. I continui allenamenti cui sono sottoposti i reparti speciali consentono a tali unità d’elite di muoversi tutti insieme e con coordinazione anche in situazioni di stress psicofisico e in condizioni di tempo avverse.
Nel softair il movimento in copertura, anche se si vede raramente ben fatto, può fare la differenza tra perdere o vincere un assalto.

Fuoco di saturazione
Con il fuoco di saturazione si intende l’azione con la quale si converge tutto il volume di fuoco disponibile delle varie armi, intendendo con tale anche ordigni esplodenti, in una direzione con lo scopo di distruggere quello che vi si trova.

 

Problema di costi ecco un esempio di equipaggiamento completo per vari ruoli:

Fucilieri Marines Jarhead

U.S.A. patch da braccio 3.00 euro

Anfibio tattico TAN 54,90 euro

Elmetto Mich 2000 ACU Light 18,90 euro

XTAKK Ginocchiere e Gomitiere TAN 19,90 euro

Guanti Assault TAN 17,90 euro

Uniforme ACU Digitale 32.90 euro

Chest RiGG AT Digital ACU 24,90 euro

Zaino Assault Digital 34,90 euro

Cinturone OD 8,90euro

 

216,20 euro totali

 

 

Alternativa Fucilieri e supporto,incursori jarhead

Berretto ACU Marines 14,90 euro

U.S.A. patch da braccio 3.00 euro

Anfibio tattico TAN 54,90 euro

XTAKK Ginocchiere e Gomitiere TAN 19,90 euro

Guanti Assault TAN 17,90 euro

Uniforme ACU Digitale 32.90 euro

Chest RiGG AT Digital ACU (Mil Tec) 24,90 euro

Shamag (sciarpa araba) 5,40 euro

Zaino Assault Digital 34,90 euro

Cinturone OD 8,90euro

217,90 euro totali

 

 

Tiratori scelti Jarhead

Ghillie 3D Woodland 39,90 euro

Guanti swat Neri a mezze dita 9,90 euro

Uniforme ACU Digitale 32.90 euro

XTAKK Ginocchiere e Gomitiere TAN 19,90 euro

Anfibio tattico TAN 54,90 euro

Cinturone OD 8,90euro

Zaino Assault Digital 34,90 euro

 

201,30 euro totali

 

alternativa tiratori scelti

Uniforme ACU Digitale 32.90 euro

Guanti swat Neri a mezze dita 9,90 euro

Anfibio tattico TAN 54,90 euro

Cinturone OD 8,90euro

Zaino Assault Digital 34,90 euro

141,50 euro totali

 

Ed ora un pò di armi vere,ma che sono usate anche nel softair(non posso postarle tutte ma farò anche un secondo post con sole foto)!!!




M4A1 modello S-System:arma molto versatile in dotazione all'esercito americano.Non è un'arma standard della fanteria ed è in dotazione solo ad ufficiali e graduati di truppa.Lungo circa un metro e dal peso di 3 kg senza accessori,è un fucile noto per la sua grande precisione e versatilità sia su lunghe che brevi distanze.Il modello in foto ha il calcio regolabile "crane",mirino anteriore e tacca di mira abbattibili,ottica olografica Eotech,sistema di puntamento laser anteriore e grip anteriore per rendere la mira più stabile (è il coso che si vede davanti al caricatore del fucile!!).Quello vero monta proiettili di calibro 5.56mm e lunghi 45mm.E' in dotazione anche ai ranger del 7° reggimento "monte Cervino" degli alpini dell'esercito italiano.Monta un caricatoe da 30 colpi.

Scar H:fucile modulare di ultima generazione dell'esercito americano.Grosso e pesante è in dotazione al 75° reggimento fanteria di montagna dell'esercito americano.E' detto anche Mk17 ed è presente nelle versioni H (pesante) ed L(leggera).La versione "H" ha un calibro di 7.62mm che è un proiettile abbastanza grosso nato dal fatto che se il 5,56x45mm è adatto ad abbattere o ferire i bersagli,serviva un calibro adatto ad abbattere o ferire il nemico provocandogli ferite molto più gravi:il calibro 7.62mm fu la risposta a questa esigenza.Usato di rado in combattimento poichè è un'arma,per così dire,esagerata,è noto comunque per la sua grande potenza di fuoco e precisione:forse sostituirà M4 ed M16 in futuro.Pesa tra i 4 e 5 kg ed è lungo 1 metro.Ha il calcio regolabile in 8 posizioni.Monta un caricatore da 30 colpi.

M14 Scout:fucile in versione aggiornata dell'M14 della guerra del Vietnam,antenato del famoso M16.Ha un sistema di sparo a recupero gas simile se non uguale a quello di un altro grande fucile della II guerra mondiale:il garand M1.Ciò pemette al soldato che lo usa di scaricare in pochi secondi un intero caricatore.E' un fucile pesantissimo,pesa infatti tra i 6 ed i 7kg.Questo che vediamo è la versione scout con canna corta,ma ne esistono versioni con canna lunga come l'M21 ed ancora più corta come l'M14 socom 16,che trovano largo uso tra gli scout e i tiratori scelti dell'esercito USA.Non sono adatti a tiri su distanze eccessive,ma l'M14 è molto preciso ed è preferito perchè ha sia modalità di sparo semiautomatica o automatica.Lungo 1,10m,monta caricatori da 20-30 colpi calibro 5.56mmx45.

M200 Cheyenne-Tactical Intervention:Fucile di grosso calibro che monta un caricatore da 10 colpi calibro 50 mm fatti in rame a mano con l'uso di un tornio.E' un fucile pesantissimo,lunghissimo e potentissimo.E' usato per colpire persone o veicoli su distanze intorno ai 2 km al massimo.Molto potente e preciso in questa foto lo vediamo dotato di una classica ottica a 12 ingrandimenti M3.Il sistema di sparo è costituito da una levetta laterale che fa rientrare il fucile nella classe delle armi "a ripetizione ordinaria".La canna del fucile non è fissa ma è retrattile:ad ogni sparo si ritrae come i cannoni e ritorna in avanti.E' in dotazione all'esercito USA.

M4 A1 nudo e crudo.

Questo invece è l'M14 EBR:fucile uscito nel 2008 ed ultimo aggiornamento degli M14.

G36 K:è il fucile in dotazione all'esercito tedesco.Questa è la versione lunga ma ne esiste anche una versione più corta e leggera chiamata G36c;esiste anche la versione mitragliatrice detta MG36 ed infine una versione dotata di un'ottica propria montata nella maniglia del fucile.Monta proiettili cal.5.56mmx45 ed è temutissimo per la velocità di sparo (detta tecnicamente rateo di fuoco),e la precisione.Monta caricatori da 30 o 50 colpi trasparenti o semplici dotati di ganci laterali per montarli uno vicino all'altro e semplificare le operazioni di sparo.E' un fucile innovativo perchè è fatto non in acciao temperato ma in carbopolimeri cioè sostanze organiche sintetiche di tipo plastico.Spara a raffica continua,singola o regolata a 2 colpi semiautomatica.

G36C

M16 A4 RAS:fucile derivato dall'M14 degli anni '60 è presente in 4 versioni:A1,A2,A3 ed A4 burst e A4 RAS.Ras si riferisce al sistema di slitte sul paracanna che permette di montare lanciagranate,cavalletti e ottiche pro pointer.E' dotato nel disegno di calcio fisso,ottica Acog da tiratore scelto di fanteria,silenziatore lungo Mk14.Pesa 4 Kg e monta caricatori da 30 colpi con proiettili cal 5.56mmx 45.Scarsamente preciso su distanze oltre i 500 metri  è temuto comunque per la grande precisione su distanze intorno ai 400-300 metri.Può spaare a colpo singolo,a raffica continua come l'M4 o regolata a 3 colpi alla volta semiautomatica.



http://it.wikipedia.org/wiki/M60_(mitragliatrice) troppo bella pure questa descrizione.

http://it.wikipedia.org/wiki/Mauser_Karabiner_98k eccovi il link perchè è troppo bello!!

Scar H versione 7.62 per cecchini (questo però in foto è un modello da softair)

Scar H CQB la sigla CQB indica il fatto che l'arma ha la canna corta ed è fatta per i combattimenti ravvicinati, come negli edifici per esempio.

Altre armi usate nel softair se volete cercarle sono:
PSG-1(fucile da cecchino tedesco)
XM8(fucile d'assalto americano)
Barrett M82 A1 (fucile di precisione di grosso calibro americano)
Barrett M99       (fucile di precisione di grosso calibro americano)
SiG 552 SEAL   (Fucile d'assalto svizzero)
SIG 550    (Fucile d'assalto svizzero)
M 249     (Mitragliatrice leggera,si fà per dire,americana)
Beretta 92 FS (se metto la spiegazione qua mi uccidete XD )
Glock 18 (pistola americana automatica)
G3-SG1 (fucile d'assalto tedesco)
Ak 47 detto Kalasnikof (potentissimo fucile d'assalto russo)
Ak74 (versione aggiornata dell'Ak47)
Beta spetsnaz (vesione corta dell'Ak 47 studiato per le forze speciali spetsnaz)
M134 Vulcan (cercatela su youtube e vedete che è ;) )

...e ce ne sarebbero decine di altre ma se volete informazioni sul softair e volete praticarlo a Castelnuovo ditemelo... alla prossima...

lunedì 5 marzo 2012

Giovanni Alfonso Borelli: napoletano o castelnovese?


Giovanni Borelli (1608-1679) ritratto sulla sua tomba nella Chiesa di San Pantaleo in Roma.
Cominciamo a parlare di questo grande scienziato del XVII secolo.

"BORELLI, Giovanni Alfonso. - Nacque a Napoli il 28 gennaio 1608 da Laura Borrello (Porrello, Vorriello), moglie di un soldato spagnolo della guarnigione del Castel Nuovo, Miguel Alonso "de Varoscio", e venne battezzato con il nome di Giovan Francesco Antonio. Gli è stato talvolta attribuito da alcuni studiosi come padre il filosofo Tommaso Campanella, contro ogni verisimiglianza, come si può dedurre dalla voce del fratello Filippo."Questo è ciò che troviamo scritto nel dizionaro biografico italiano Treccani del 1971 redatto da Ugo Baldini.
Come qualcuno a Castelnuovo già saprà,questo personaggio è di origine castelnovese.Fu uno dei più grandi medici e matematici del '600.Fu in particolare:astronomo,fisiologo,matematico e filosofo.

Della sua infanzia poco si sa',almeno fino al 1630.Probabilmente in quel periodo egli visse a Napoli dove frequentò  quelli che oggi definiremmo i gradi primari dell'istruzione (solo che a quei tempi si studiava o nei monasteri o i genitori più ricchi assumevano dei precettori privati per i loro rampolli).Nel 1630 divenne allievo di Benedetto Castelli,monaco benedettino allievo di Galileo Galilei e che fu un importante fisico e matematico dell'inizio del '600.


Padre Benedetto Castelli (1577-1643)


Laureatosi in medicina e matematica a Roma divenne docente di matematica a Messina nel 1649 e poi a Pisa nel 1656,qui fondò l'Accademia degli Investigandi.Nel 1674 si ritirò a Roma dove visse sotto la protezione della regina Caterina di Svezia e a Roma fondò l'Accademia Dell'Esperienza conosciuta meglio come l'Accademia Di Fisica-Matematica.A Roma conobbe anche il famoso matematico Vitale Giordano da Bitonto,famoso matematico noto per la dimostrazione del teorema dei quadrilateri di Saccheri.Inoltre fu amico del grandissimo medico Marcello Malpighi, il cui nome è legato ad un distretto anatomico nei nefroni (i nefroni sono le unità microscopiche funzionali del rene,presso la porzione prossimale del relativamente semplice complesso di tubuli costituenti il nefrone,troviamo il corpuscolo renale del Malpighi costituito da: a)la capsula renale con i foglietti parietale e viscerale con funzioni di delimitare il corpuscolo renale in sè e con la funzione di filtraggio iniziale delle urine tramite i podociti aderenti ai capillari glomerulari nel corpuscolo renale; b)i capillari glomerulari derivanti dalle ramificazioni delle arterie renali. Lo schema di derivazione arteriosa nei reni è il seguente:arterie renali-arterie segmentali-arterie interlobari-arterie arcuate-arterie interlobulari-arteriole e capillari glomerulari. Fu anche mebro dell'Accademia del Cimento.

Vasi arteriosi renali cristallizati con iniezione di polimeri.
Giovanni Alfonso Borelli morì di polmonite a Roma il 31 dicembre 1679."[1]


L'opera scientifica:
Fisica
Borelli diede ampio e importante contributo agli studi fisici dell'epoca in cui visse.La nascita della meccanica celeste moderna è avvenuta anche grazie alla sua opera "Theoricae Mediceorum planetarum ex causis physicis deductae",voluminosa opera di astrofisica dove spiegava il moto dei pianeti medicei scoperti da Galileo,tra le altre cose amico del Borelli,e che altro non sono che i 4 satelliti di Giove.Con le terminologie fisiche di oggi,nell'opera egli spiega che il moto delle masse dei pianeti medicei è un moto circolare uniforme dovuto all'azione di una forza che ha due componenti:una radiale,che è una forza centripeta (cioè diretta verso il centro della traiettoria circolare) e che di fatto permette il moto circolare dei pianeti medicei grazie all'attrazione gravitazionale della massa gioviana che rappresenta un punto centrale e dalla componente tangenziale delle forze che invece è tangente alla traiettoria circolare ed è detta forza centrifuga:se la componente tangenziale della forza risultante non fosse equilibrata da quella diretta al centro,i pianeti (o qualsiasi altro corpo che si muove di moto circolare) prenderebbero come traiettoria la cosiddetta tangente alla curva dello spostamento.

Anticipò grazie ai suoi studi in sostanza le future leggi della dinamica newtoniana (che nel caso che ho spiegato a parole mie è l'applicazione della seconda legge di Newton al moto circolare).


Cosa curiosa è che cercò anche di misurare la velocità della luce,cosa che aveva già tentato  di fare Galileo Galilei.E pensate che Borelli eseguì un geniale esperimento ideando un sistema di specchi riflettenti disposti tra Pistoia e Firenze,la cui distanza è 35 km.Tale metodo fu ripreso nel 1849 da Armand Hyppolite Fizeau che stimò che la velocità della luce fosse di 283.000 km/s,un valore molto vicino a quello descritto da Albert Einstein nel 1905.



Fisiologia:
La fisiologia è una disciplina inerente le scienze biologiche a cui vengono applicate la fisica, la chimica e la matematica per spiegare le basi del funzionamento degli organi animali. 

Spiega come e perché gli organi umani ed animali funzionano in condizioni normali (e cioè quando non sono affetti da malattie di varia causa che ne compromettano la funzionalità). La fisiologia è composta da due branche principali: la fisiologia generale e la biofisica che si occupa di applicare le leggi matematiche allo studio della meccanica muscolare oppure allo studio dei potenziali elettrici lungo il neurilemma,cioè la membrana che racchiude le cellule nervose o neuroni.
E' proprio alla biomeccanica muscolare che si dedicò Borelli,componendo la più grande opera di biomeccanica  del suo tempo,che tra le altre cose ha dato i natali alla moderna fisiologia
: il De Motu Animaliu. 
Borelli fu padre della scuola iatromeccanica e con il De Motu Animaliu, un trattato di fisiologia dove vengono applicate le teorie meccaniciste postulate previamente da Galeno allo studio del movimento. L'opera rappresenta il tentativo di estendere il rigore dell'analisi geometrica di Galileo alla biologia, sostenendo che non solo i corpi celesti si muovono secondo leggi geometriche.
L'opera in se' si occupa dello studio dei movimenti esterni ed interni dell'organismo spiegando grazie alle leggi matematiche, che sono per lo più applicabili al mondo inanimato, le proprietà biomeccaniche degli esseri viventi.
Egli qui confuto' due concetti fondamentali che regnavano nel mondo scientifico del tempo: 1) "Il movimento dipende da umori o dal sangue che penetra le "porosità" dei muscoli." ; 2)I muscoli per conseguenza si credeva funzionassero poiché il cuore si contraeva. 
Borelli ebbe il vantaggio è la fortuna di poter confutare tali teorie grazie al fatto che possedeva l'appena inventato microscopio.
Egli descrisse ampiamente sia l'Anatomia macroscopica dei muscoli, sia quella microscopica.
Per lui i muscoli erano intesi come macchine che agiscono in base alla "facoltà motrice dell'anima", il che probabilmente può essere considerato come un primitivo concetto di "muscoli scheletrici la cui contrazione dipende dalla volontà dell'individuo", e forse rappresenta IL primitivo concetto di "unità motoria".
Affermava che i muscoli fossero composti da tendini, carne, vene, arterie e nervi.
Inoltre sosteneva che fossero contenuti all'interno di una membrana (epimisio, perimisio ed endomisio) ove erano contenuti più fasci dalla forma varia: a prisma triangolare, quadrangolare od esagonale. Parlo' del fatto che ogni fascio era composto da fibrille, le quali erano tenute insieme da una sostanza gelatinosa (che non poté individuare a causa della primordialita' della tecnologia del tempo).
Dei muscoli cercò di quantificare forza e resistenza muscolare, per tali motivi considerò fondamentale l'inserzione tendinea del muscolo e calcolo' quindi la potenza motrice sviluppata.

Compì studi approfonditi sulla cardiodinamica, ovvero, sulla modalità e sulle cause della contrazione cardiaca.
Disse che il cuore espelle il sangue con la sistole e che durante la sistole le fibre non si accorciavano,  ma resistevano alla dilatazione e quindi precorse il concetto di contrazione isovolumetrica. 
Come per i muscoli calcolo' la forza di contrazione cardiaca che stimò in circa 3000 libbre ovvero 1360,77 chilogrammi (considerando che 453 libbre sono pari ad 1kg).
Ovviamente fu una stima esageratamente grande che non corrisponde alla realtà, ma il metodo con cui arrivò a tale risultato è attualissimo e scientificamente corretto in quanto eseguì i calcoli a partire dalla quantità di moto.
Sostenne per primo, infine, che il cuore si contrae a causa del contatto fra sangue e "succo nervoso" che provoca una Ebullitio prima, ed una Fermentatio poi.
Il merito di Borelli consiste nell'aver compreso che il meccanismo di contrazione cardiaca ciclico ha basi nervose (Borelli ricordiamolo, però, non conosceva il miocardio specifico né conosceva l'innervazione autonoma del cuore).

Vivendo nello stesso periodo in cui operava in Inghilterra il medico William Harvey, Borello confermò matematicamente le teorie addotte dal medico inglese sulla circolazione sanguigna.
Inizialmente, al tempo, si credeva in base alle teorie del medico Galeno che imperavano ormai da 1400 anni, che il sangue non potesse circolare nei vasi.
Quando Harvey negò le teorie galeniche, fu condannato al rogo come eretico e sarebbe morto se non fosse stato salvato sul rogo dall'Imperatore del Sacro Romano Impero del tempo suo amico.
Borelli oltre a confermare la teoria di Harvey che il sangue circolasse, comprese che esso inoltre si muoveva con continuità tra una contrazione e l'altra durante il ciclo cardiaco.
Dimostrò anch'egli come Harvey che il sangue non passava direttamente dalle arterie alle venule per mancanza di anastomosi ed anche perché la "Vis cordis" in quei vasi era minima (in tal caso si traduca "la Forza [contrattiva] del cuore").



Egli ancora sosteneva che l'uomo nel deambulare può cambiare posizione del tronco piegandosi in avanti, in virtù del meccanismo biomeccanico innescato dalle inserzioni  dei muscoli sulle ossa dei muscoli retto dell'addome, obliquo interno e trasverso dell'addome che flettono la colonna vertebrale ventralmente. 
Piegandoci in avanti, sappiamo di esserci piegati perchè lo abbiamo voluto e Borelli individuò nella "Vis" dell'uomo, intesa in tal caso come "la Volontà", questo esempio di cognizione della posizione del corpo nello spazio e della postura determinata dalla contrazione della muscolatura scheletrica.

Si occupò di statica applicata al corpo umano e individuò il Centro di Massa dell'uomo nelle ossa iliache ed inoltre per quanto riguarda lo scheletro degli arti e le articolazioni in generale comprese che le ossa umane funzionassero in base ai principi del momento di una forza e quindi come leve. 

Applico' la geometria euclidea  e la matematica allo studio dello sviluppo embrionale.
Egli considerava infatti il moto particellare come oscillatorio e armonico come quello di un pendolo, e quindi sostenne che lo sviluppo embrionale degli animali fosse determinato da movimenti oscillatori.
Oggi infatti sappiamo che gran parte dell'embriogenesi e dell'organogenesi si basa sul fatto che le cellule si muovono (come quelle di derivazione neuroectodermica come i melanociti che esprimono alcuni fattori come le SLUG-protein che permettono loro di migrare dall'ectoderma agli strati parabasali cutanei, oppure come avviene per le cellule germinali primordiali che migrano nell'embrione per portarsi nelle gonadi presuntive e permettere così spermiogenesi od oogenesi).


Tra le opere da ricordare del Borelli annoveriamo:


Della cagioni delle febbri maligne

Euclides restitutus, sive prisca geometriae elementa, brevius, & facilius contexta 

De Renum usu Judicium

De Vi Percussionis, et Motionibus Naturalibus a Gravitate Pendentibus 

Meteorologia Aetnea

De motionibus naturalibus a gravitate pendentibus
La domanda che vorrei porre alla fine è questa: come mai questo scienziato castelnovese è stato ritenuto napoletano per così tanto tempo (fino al 2003) e poi fu riscoperto castelnovese?

Innanzitutto la risposta certa a questo quesito non esiste: si possono solo azzardare delle ipotesi.

Il Borelli nacque o a Castelnuovo Di Conza o a Castel Dell'Ovo in Napoli che nel Medioevo era chiamato Castel Nuovo o Casal Nuovo Di Napoli.
La più logica delle risposte è questa: 
dato che i soldati spagnoli non potevano avere figli con le popolane dei luoghi ove erano in servizio nel Regno Di Napoli, il padre dello scienziato pensò bene di dare al giovane il cognome della madre, Borelli, ma di lasciare anche indizio del suo "contributo" infatti il nome di Alfonso deriva da "Alonso", nome tipicamente spagnolo. 
Questa secondo me sulla base dei fatti è la risposta al mistero dei falsi natali di questo grande medico italiano.
Tra le altre cose a Castelnuovo, a dimostrazione di tale teoria che espongo,
prima del terremoto del 1980, vi era anche una strada intestata a Borelli, ma mio padre tra urla convulse la fece rimuovere dal sindaco, perchè diceva che a Castelnuovo non ci dovevano essere vie intestate ai napoletani questo da quanto appreso frequentando la Facoltà di Medicina all'Università di Napoli. Fatto sta che in Campania nessuna strada o rione o via e' intestata a Borelli, e vi era solo a Castelnuovo. Strana coincidenza.
Nel 2003, informato da un nipote sull'articolo di una lettera al Comune di Castelnuovo Di Conza da parte di una docente di Storia della Matematica negli U.S.A,  si dovette ricredere e prima di morire studiò a lungo il caso per ridare a Borelli la gloria sacrosanta che merita dai suoi compaesani e dal Mondo, cosa che ancor oggi non è stata fatta.
Ma qui la giustificazione a tale mancanza, arriva prestamente: nessuno ha mai chiesto al Comune ed al Consiglio Comunale di istituire di nuovo la strada nel Paese antico, o di apporre una targa in memoria.
Ma tempo al tempo avverrà anche questo.

Ed ecco alcune foto interessanti:





Frontespizio dell'opera De motu animalium in un edizione postuma del 1710.

Disegno che descrive lo studio meccanico dell'articolazione del gomito nell'arto superiore destro.

Studio di un diagramma di forze e carrucole per la meccanica muscolare.


Spaccato del cuore per lo studio dei movimenti cardiaci durante il ciclo di contrazione:si notino le strumentazioni tubulari forse usate dal Borelli per imitare il circolo del sangue lungo i grandi vasi e dimostrare il concetto fondamentale che il sangue circola.

Studi sul baricentro nel corpo umano e sulla sua posizione in virtù della postura assunta dal corpo.



Studi sul baricentro durante il moto .


Studi sulla meccanica muscolare degli arti associate ai modelli matematici delle leve.

L'opera del Borelli dunque che intendeva il corpo umano come una macchina specie nel De Motu Animaliu, riprese e continuò in metodi, concetti e titolo l'opera omonima di Aristotele (De Motu Animaliu) e quella del grande Vesalio che infatti intitolo' la sua più grande opera di anatomia umana "De humana corporis fabrica".
Borelli fu uno dei padri del nascente pensiero scientifico moderno prima dell'avvento dell'Illuminismo.


FONTI CONSULTATE:
[1]Wikipedia 2012 (per la biografia comunemente e forse erroneamente accettata)

Barbensi G.-Borelli.Collana di vita di medici e naturalisti celebri. (Trieste, 1947)

Caprariis E.-Spunti di neurofisiologia nel De Motu Animaliu di Giovanni Alfonso Borelli  (1608-1679);

DE MOTU ANIMALIU-collezione privata Venutolo, 1710;

Giuseppe Gaeta-Modelli matematici in biologia.(2007)

Opere consultate online di Giambattista Morgagni.


domenica 4 marzo 2012

Il nome di Castelnuovo:


Il nome del nostro Paese non è di difficile derivazione etimologica.Abbiamo già visto precedentemente che il nome di Castelnuovo deriva dal latino da "Castrum",sostantivo neutro singolare che significa "fortezza,accampamento,castello",e da "novum",aggettivo di prima classe al genere neutro singolare che significa ovviamente "nuovo".

Perciò deduciamo che dalla locuzione latina,scritta in lettere piccole "castrum novum" cioè "accampamento nuovo",derivi il toponimo Castrumnovum Vallaecompsiae,poi diventato Castellonovo di Valloconza,ed infine Castelnuovo di Conza.

Secondo quanto scriveva ai tempi il defunto avvocato
Enzo Di Ruggiero,e come noi stessi possiamo constatare,il nome "Castelnuovo" non è raro in Italia:si pensi a Castelnuovo Del Garda (dove si trova il parco di divertimenti Gardaland);si pensi a Castelnuovo Cilento e tanti altri,che tra le altre cose potete trovare riportati in un libro nella biblioteca comunale di Castelnuovo sita oggi all'ex centro sociale.

Molto evidentemente,il nome Castelnuovo,sta ad indicare la funzione di una struttura militare presente nel territorio.

Ma qual'è il primo documento in cui si ritrova il nome di Castelnuovo Di Conza come lo conosciamo oggi?
Il primo documento in cui si parla di Castelnuovo è "Il
Catalogo dei Baroni Normanni" a detta di molti,e infatti il primo riferimento si trova in una disposizione testamentaria di un Signore medioevale noto come Gionata di Balvano conte di Conza e signore di Rapone,il cui testamento fu siglato da un notaio che era di Castelnuovo.In quel documento sta' scritto che:-"[...]Malum Ventre cum Castello novo est feudum militis quattuor et Raponem feudum duorum militum cum augmento obtulit milites XII-Philippus Turricella dixit,quod tenet Turricella quae sicut(?) dixit est feudum unius militis(?) et cum augmento obtulit militis duos[...]" il documento è databile al XII secolo.Ma abbiamo già detto in un altro articolo che l'esistenza di insediamenti umani civili è anteriore all'età romana,senonchè abbiamo dimostrazione anche del fatto che a Castelnuovo ci sia stato l'uomo preistorico (Homo Sapiens Neandhertalensis o Homo Sapiens Sapiens,chi scaverà vedrà!!!).Certo è che Castelnuovo faceva parte dell'ager Campsanus o Compsanus insieme ad altri paesi come Caletri (Calitri),Petra Paganae (Pescopagano,che si dice fosse stato fondato da Jafet uno dei figli di Noè), ed altri castelli che sorsero nel territorio del principato Citeriore a guardia,prima,degli oppida italici potenzialmente ribelli in età romana repubblicana e,poi,come feudo della città vescovile di Conza.Certo è che da un insediamento evidentemente militare si è poi sviluppato un agglomerato urbano civile che sopravvive ancora oggi anno 2012 d.C..

 


Il Conte di Conza Gionata di Balvano, figlio di Gilberto di Balvano, ricchissimo proprietario terriero. Nel 1161 possedeva quasi tutta la nostra zona, compreso Rapone, Ruvo, Calitri, Aquilonia, Sant'Andrea.Fu primo signore di Castelnuovo.Questo affresco si trova presso Sant'Andrea Di Conza.In pratica fu il nostro "re". 

 

 

 

 

 

 

 

Interpretazione del testo in latino medioevale:In pratica sta scritto che Boninventre con Castelnuovo sono un unico feudo dove sono di stanza 4 militi (ogni milite indica curca 30 persone,e non si riferisce ai soldati) e presso il feudo di Rapone(?) vi sono due militi,dalla fusione di queste unità demografiche il numero di persone viene portato da 6 a 12,mentre presso la terra della torricella dove è padrone Filippo Torricella ed è un sottofeudo di Castelnuovo e Boninventre il numero di militi è di una unità,cioè a Torricella abitano 30 persone cui ne verranno affiancate altre 30.Essendo una disposizione testamentaria di un potente feudatario,il conte di Conza
Gionata di Balvano,non si sà perchè il potente signore volle aumentare e incorpare altre persone nei suoi territori presso l'odierno Castelnuovo,presso la Torricella (dove il padrone era un vassallo chiamato Philippus Turricella),e Malum Ventre (oggi Boninventre),perciò speriamo che si ritrovino ulteriori documenti che ci possano svelare con certezza il perchè di tali variazioni demografiche. 

venerdì 2 marzo 2012

Lettera a mio padre

A mio Padre:
Caro papà,
se oggi tu potessi vivere ancora a Castelnuovo credo ti saresti divertito un mondo grazie ai molteplici interessi che hai sempre coltivato nella tua breve vita,grazie ai tuoi amici,ed alle persone che ti sapevano apprezzare.Avrei voluto che tu mi avessi visto crescere e io avrei avuto ancora imparare da te molte cose.E' facile parlare ora,con il solito senno di poi,ma ti assicuro che queste sarebbero state le mie veraci intenzioni.Avrei voluto acquisire i tuoi pregi ed i tuoi difetti.Tutto mi manca di te,la tua voce ferma e possente,il tuo sguardo fermo e allo stesso tempo amorevole che mi faceva sentire protetto dal marcio di questa folle vita,di questo sogno che sto vivendo:voglio che sia un sogno.Ma alla fine i sogni finiscono e urtiamo sempre contro la dura realtà della vita,un urto che ci fa cadere in terra e ci fa sporcare di sangue e di polvere la faccia:io piango,ma tu non ci sei a rialzarmi e l'incubo continua.Ma ormai 22enne mi devo rialzare da solo ed andare avanti,solo come lo sei stato tu da giovane ad affrontare i tuoi problemi e le tue paure.Solo.Ma eri solo per scelta,a causa di quella volontà di combattere che io ho sempre ammirato,quella volontà di non cedere mai e di non gettare mai le armi di fronte a nulla che hai sempre dimostrato.Dicevi sempre che una cosa si può sempre attuare e che i problemi si risolvono sempre e comunque prima o poi.Sognai da piccolo che tu scappavi via da me e io mi svegliai impauritissimo,ti avvicinasti al letto e mi dicesti la cosa più sacra che ho mai udito dalla tua voce:-"A papà tu ea ess' fort' che t' mitt' a chiang' p' nu suonn'?E poi ricordati che le persone non si abbandonano mai tra di loro..."-ed io-"...Veramente?..."-e lui-"Certo,c'è sempre un modo per non restare soli...e poi papà nun t' preoccupà ca nun t' lassa mai!".
Da bambino non capii nulla.Oggi penso ancora a quell'episodio e mi viene addirittura da credere ai sogni premonitori a volte,ma poi torno con i piedi per terra e mi ricordo chi sono,da quale albero vengo.Un albero un pò strano:noi siamo i frutti facenti parte di un albero,frutti che possono scegliere dove collocarsi lungo i rami,e scusa se lo dico in faccia a tutti,io voglio essere il frutto più in alto dell'albero quello che riceve più sole,più energia vitale e che mi renda perfetto.Mi ricordo che sono un uomo,un Venutolo,un castelnovese sopratutto,come tu mi hai insegnato.T'avrei fatto tante di quelle domande in questi 9 anni,da riempire una biblioteca.Quelle domande sono rimaste in me,ma non senza una risposta:la risposta l'ho trovata da solo a quelle domande e non so se questo sia un vantaggio,perchè non ci è dato di conoscere giusto e sbagliato,ma abbiamo l'arroganza di giudicare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.Mi sento arrogante a volte.
Avrei voluto suonare con te la chitarra,riempire l'aria con i colori della musica suonata da due cervelli in sintonia tra di loro,quelli di un padre e di un figlio.
Sai che accucchiata che saremmo stati insieme io e te a Castelnuovo?Il solo pensarci mi fa sorridere,e mi provoca una scarica di finto piacere perchè mi immedesimo in un sogno ad occhi aperti.Ma la mente vacilla sotto il peso del sogno perchè poi arriva di nuovo la realtà,e come tutti i bei sogni,anche quello dura poco.
Quei pochi anni di vita passati con te li custodisco come un tesoro te lo voglio dire,perchè non te l'ho mai potuto dire prima,e anche se non è tutto oro quello che luccica,perchè ci sono sia ricordi ed esperienze belli (l'oro) che brutti (le pietre),io da quella luce emanata dall'oro mi faccio illuminare e mi rendo conto che quella luce mi rende sicuro,nuovo,e bello ai miei occhi e forse anche a quelli degli altri.
Ringraziamenti particolari te li porto anche da tutti gli amici di Castelnuovo,dai tuoi nipoti e fratelli che sono qui con me e che credo fanno tesoro delle esperienze passate con te,come dei bei ricordi.Perchè una cosa è certa me lo hai detto sempre pure tu:le ossa diventano polvere ma noi restiamo immortali nella gloria del ricordo.Noi possiamo morire ma il nostro nome verrà ricordato nei secoli.



                                                                         Ciao papà e grazie ancora

Tuo Figlio                                                        R.I.P.






La misteriosa Terra della Torricella:una vista su uno dei luoghi più misteriosi di Castelnuovo

Altri luoghi di interesse nel nostro territorio sono:la Torricella,il bosco di Sant'Ilarione,e la terra di Malinventre.

Della Terra di Malinventre si pensa fosse stato un luogo dove abitarono genti probabilmente sannite,in virtù dei ritrovamenti di insediamenti risalenti al v sec. a.C. avvenuti negli anni '80 ad opera della locale sede dell'Archeoclub.Che questa terra fosse abitata già in tempi remoti lo sapevano addirittura già nel 1200,nei documenti v'è scritto infatti che:-"[...]Pochi vestigi di edifici si conoscono dell'antica Terra che vi era e quello che vi si trova è sotterraneo[...]".Oggi questa zona di Castelnuovo è detta "Buoninventre",anche se sarebbe più esatto italianizzare la parola dialettale "Buon'mendr'" con "Boninventre".Il toponimo "Malinventre" (toponimo significa "nome di luogo") potrebbe derivare dalla fusione delle parole latine "malus-a-um",che è un aggettivo che indica tutto ciò che è negativo come "cattivo,insano,poco salutare,nocivo,inadatto,etc...",mentre "in ventre" deriva dal latino "in ventre" che è un complemento di luogo e che significa "in seno,in ventre",qui si riferisce al luogo,che evidentemente i romani giudicavano poco sano o angusto.in un testo del Medioevo si spiega che il nome del luogo trova giustificazione nel fatto che le persone che la abitavano non riuscivano a coltivarla,chissà per quale causa poi,ed avevano poco da mangiare.Ma nel 1690 era già stata ribattezzata con il nome di Boninventre poichè:-"[...]v'è buono erbaggio per le vacche[...]".

Dalle epoche più lontane fino alla fine dell'800,la terra di "Boninventre",era contesa con la città di Caput Sylaris,e cioè Caposele.I Feudi dei due Paesi se la contesero legalmente per secoli,finchè alla fine nel 1895 i sindaci di Castelnuovo (che a quei tempi era il bisnonno del caro amico,il prof.Francesco Di Geronimo) e quello di Caposele spartirono la terra che era stata al centro di polemiche per secoli,anche perchè i contadini di Caposele e Castelnuovo si facevano la guerra per vedere chi riusciva a rubare più legna nei boschi appartenenti alle parti avversarie ed il che stimolava non pochi litigi tra chi amministrava le due identità cittadine.
A detta dei documenti del 1690 :-"[...]Boninventre è diventata terra assai degna di pascolo,di vacche e coltura,orbene produce grani assai perfettissimi benchè hoggidì (1690) sia scarsa di coltivatori[...]".
La causa intentata nel 1740 dimostrò la vendita di S.Ilarione,Boninventre e del Bosco di Bajano nel 1402 da parte di Roberto Di Gesualdo a dei proprietari terrieri castelnovesi,ma nel 1780 i confini segnati su carta spartirono in due il territorio,riaccendendo le fiamme della polemica che sono arse fino al 1895 come abbiamo già detto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Terra della Torricella non è meno ricca di storia della Terra di Boninventre.Anticamente era detta "La Torra","[...]così vuolsi che vulgarmente fusse dimandata[...]".La prima volta che il nome "Torricella" appare nei documenti è in un manoscritto dell'XII secolo dove si dice che:-"[...]Philippus Turricella dixit quod tenet Turricella[...]".Il nome di questa Terra è registrato insieme a quello del Conservatorio Di Conza già in un documento dell'anno 1100.In tale documento si riporta la ben più antica espressione "Philippus Turricella tenet Turricella",di cui sopra.
Sappiamo dunque da ciò che la Torricella appateneva ad un personaggio che aveva lo stesso nome della sua Terra ed era evidentemente chiamato Filippo Torricella.

Poi tale terra passò sotto il dominio e la proprietà del barone di Castelnuovo nell'anno 1690.

Come sappiamo è un luogo ubicato su una collina tra una miriade di "frasche" e "ruvit'" e confina con il territorio di Boninventre.

Sono andato lì la prima volta da piccolo (9-10 anni) con mio padre e con al seguito Guarino Rosa Maria,Giovanni de Matteo,Annichiarico Vittoria e Annichiarico Rosamaria.Bastoni alla mano ci addentrammo nella fitta boscaglia e chi è mai stato lassù ed ha avuto attenzione nell'osservare il terreno poteva osservare l presenza di:1)bossoli di fucili da caccia da 12 mm;2)sterco di vacca(al posto di sterco avrei potuto usare una parola di 5 lettere che inizia per "m" e che vorrei volentieri vedere spalmata sulla faccia di alcune persone,ma qui non è il caso);3)resti di antiche case.Si osservano resti di pavimentazioni di antiche abitazioni,che la "tradizione archeologica" del nostro Paese,vuole che siano state abitate da genti appartenenti alla civiltà della Torricella.E poi più in alto si notano tre masse di di pietra scabra che è composta per lo più da pietre di fiume tenute insieme da una malta cementizia.Su uno dei tre massi è possibile notare la sagoma dell'arco di una porta utile probabilmente a far salire i sorveglianti del villaggio sulla torre,che a mio parere non doveva neanche essere tanto grossa e alta,in quanto la posizione in cui si trova,che offre un'ampia vista del territorio circostante,è già privilegiata di suo.
Ma chi erano le misteriose genti della civiltà della Torricella?
In effetti è una civiltà nota,troppo nota,forse erano Longobardi,ma non abbiamo le prove.Questo popolo invase e conquistò tutta l'Italia meridionale peninsulare da Salerno fino all'entroterra.A detta della Cronista Conzana,per la cui redazione probabilmente si attingeva a documenti più antichi e dicerie,il popolo che abitava quella cittadina era "[...]virtuosa et integra[...]" e la cittadina stessa era sorta forse su un insediamento preesistente ancora più antico.
Sia la Cronista Conzana che gli anziani del Castelnuovo preterremoto raccontavano che la terra fosse stata abbandonata da suoi aitanti a causa della eccessiva presenza di serpenti velenosi.L'abbandono della terra deve essere avvenuto intorno al XI secolo poichè vari documenti ci parlano di famose persone che naquero e vissero in questa terra antica e dimenticata.E' lì che aleggia il mistero a due passi da casa nostra,pensate!!!
Leggenda (?) o storia(?) vogliono che le genti dalla Terra della Torricella emigrassero verso la già,probabilmente nata terra di Castelnuovo ed altre genti andarono a Caposele e nella Terra di Malinvetre.In verità,però,non si può parlare di Castelnuovo e Santomenna come due identità cittadine distinte in quel periodo di emigrazioni (anno 1000),poichè è accertato nei documenti dell'Archivio dell'Antica Curia vescovile di Conza che nell'anno 1310 il vescovo di Conza Dionigi mise in pratica gli ordini che gli pervennero direttamente da papa Innocenzo III da Roma,che stabiliva la separazione di Castelnuovo e Santomenna in due Paesi distinti,altrimenti anticamente si sarebbe parlato unicamente di Castelnuovo di Conza con la località di Santomenna che pure era abitata dunque da genti di origine castelnovese.


Nei documenti emerge che tal Francesco di Capussela avesse eretto nella terra della Torricella nell'anno 1369 il "Monastero de' Conventuali" (che però si riferisce ai territori in Caposele) e questo Francesco divenne anche vescovo di Bisaccia nominato da papa Urbano V.


I documenti Medioevali esaminati ci fanno comprendere davvero quali grandi uomini venissero da quella Terra.Esempi sono:

Francesco Vitamore,segretario dei principi di Venosa;

Donat'Antonio Parente medico che l'autore della Cronista Conzana definisce abile come il famoso medico romano Galeno(Galeno era il medico personale di Marco Aurelio,imperatore romano dell'età vicina alla caduta dell'impero romano,le idee del suo medico personale hanno governato nella scienza medica europea per circa 1400 anni);allievo di questo medico fu Vincenzo Venutolo "[...]Illustrissimo homo ac philosofo ac poeta ac historiografo versatissimo in tutte le scienze[...]" fu medico e filosofo intorno all'anno 1000;

Inoltre nei documenti sta scritto che vi furono altri:-"[...]infiniti homini dottori,poeti,ac philosophi[...]" provenienti da questa terra,e che sono tutti personaggi illustri che erano però di Caposele.

Le notizie sulla Torricella prese dalla Cronista conzana trovano riscontro anche nell'opera Italia Sacra di Ferdinando Hughello,dove alla colonna 806 è scritto:-"[...]Castrum Turricellae ( parola indecifrabile) rusticum,ac propinquum aliud (parola indecifrabile) Malinventre aut Boninventre[...]".

Tali parole insieme alla parola "Castellum Novum" vengono riportate dallo scrittore dell'Italia Sacra appartengono ad una lettera scritta da papa Innocenzo III in persona,il 3 novembre 1200 dove il papa concedeva diritti Arcivescovili sui nostri territori.Anche il Pontefice di quei tempi (importantissimo tra l'altro),dunque,conosceva Castelnuovo ed i suoi territori.

Nei documenti appaiono nomi di luoghi antichissimi e forse ai più a Castelnuovo  sconosciuti:il Temete,Lo Bagno e la Taverna Diruta.Ovviamente possono essere anche nomi riferentisi a località non castelnovesi.

Tra l'altro su una cartina topografica del XVI secolo compare l'indicazione di un luogo chiamato "Trinità",la carta fu disegnata da un certo Mangini o Maugini,ma non possiamo sapere se "La Trinità" la Torricella stessa od un'altra località.

giovedì 1 marzo 2012

Il castello di Castelnuovo:

Castello di Castelnuovo:

Ecco un altro argomento oscuro,su cui mai nessuno,probabilmente,farà mai luce.L'argomento è altresì doloroso,altresì,poichè i castelnovesi che hanno vissuto circa 2 secoli prima dinoi hanno distrutto il castellomaon biasimiamoli per favore,a quei tempi non esisteva una mentalità di "salvaguardia dei beni culturali",se così la possiamo,scherzosamente,definire.

Mi sono chiesto per anni come fosse fatto il castello del nostro ameno paesino.

Qualcuno poterbbe chiedersi:-"Ma tutti parlano di questo castello,ma siamo sicuri che sia davvero esistito?"-sarebbe in verità una domanda retorica a parere di molti,per vari motivi:

a)Il nome del nostro Paese è "Castelnuovo",il che la dice lunga anche perchè Castello deriva dal latino "castrum" (so' a che cosa pensate maliziosi!! :) :) ),che significa al singolare "accampamento,fortezza,o accampamento fortificato";

b)i più anziani hanno memoria dei racconti di coloro i quali sono vissuti prima di loro e che ad essi,che erano allora giovani,si è trasmessa la testimonianza orale dell'esistenza di una fortezza,o meglio "d' lu Castieddh'";

c)Nella Cronista Conzana nel capitolo riferito a Castelnuovo è presente la frase:-"...e il castello è munito di forte torre...";

Dai precedenti motivi molti ritengono di considerare veritiera l'affermazione che a Castelnuovo esisteva un Castello.

Ma vediamo un pò in dettaglio quali sono i documenti che mi permettono di affermare quanto scritto.

Nell'anno 2005,a 15 anni,mi trovavo a rovistare nella sconfinata biblioteca di mio padre e mi capitò di trovare un libro intitolato "Tiempos des Olympia" (mi pare!!),il quale parlava di come un castelnovese agli inizi del '900 portò il cinema in Colombia,inaugurando una delle sale da cinema più grandi del mondo (oltre 5000 posti a sedere!!),e nel testo,da me indecifrabile perchè in spagnolo,si parlava anche delle origini di quei Castelnovesi (che di cognome facevano Di Domenico).Sfogliando le pagine a caso,mi imbattei in una fotografia di inizio '900 che ritraeva via Roma vista da Santomenna e mi parve di intuire nelle scale cromatiche di grigi della foto la forma di una torre che evidenziai a matita.Entusiasta e desideroso di gloria,corsi a casa del signor Emidio Liloia,e gli chiesi di scannerizzare la foto (e a dire il vero anche lui fremeva,perchè io ero arrivato agitatissimo come se avessi scoperto la cura per l'AIDS).Ma purtroppo,nella foto non intravedemmo nulla,e inoltre a spegnere le mie speranze contribuì anche il prof. Francesco Di Geronimo,il quale si precipitò a casa per vedere,ma per poco non mi prese a schiaffi :-) ....

Oggi,con il senno di poi,posso assicurare che non esistono ne resti delle vestigia del castello nè immagini che documentino la sua esistenza.

In mancanza delle immmagini però,esistono fonti scritte che accertano l'esistenza del castello e magari ci può ispirare una sua immagine ideale.
A pagina 508 della Cronista di Conza,capitolo XXI (leggi capitolo ventuno),leggiamo che:-"[
...]In dicta Terra vi è comodo e forte Castello posto in luogo ameno per uso del barone di dicta Terra ed è munito di forte torre[...]"-ancora apprendiamo che-"[...]La Chiesa Maggiore è sotto il titolo di Madonna della Petrara[...]" la quale sembra si trovasse entro le mura del Castello ed inoltre-"[...]v'è un semplice beneficio sotto il titolo di San Giovanni Battista,jus potrando del Signor Barone [...] e sta' posto nel cortile del Castello[...]".

Poco possiamo apprendere dalle fonti scritte,ma "poco è meglio che niente".

Un castello sfrutta una forte torre per compiti militari quali la ricognizione e la vedetta sulla lunga distanza,cosa utile all'individuazione del nemico che avanzava a piedi o a cavallo lungo la pianura sottostante.Doveva trovarsi probabilmente sulla punta estrema della parte oggi scavata dagli operai (io ci sono salito con dei miei amici e v'assicuro che da là,già senza torre, si vede tutta la valle:terre e terre a perdita d'occhio,se c'andate da soli però è meglio,specialmente d'estate vi godete il sole sulla faccia,il silenzio e la vista da urlo che si gode da lassù:ah,che pace!!!).

I bastioni esterni (cioè le mura principali),secondo me dovevano coprire una buona area di quella zona,che va' dalla chiesa di San Nicola,e continuando in alto le mura si estendevano fino alla Chiesa della Madonna della Petrara,che come edificio risaliva al '300.

Immaginando il terreno scosceso di quell'area deduciamo che le mura dovevano essere estese e dovevano essere anch'esse "forti" come la torre,o almeno adeguate ed efficaci per la difesa da un nemico.
Non si può azzardare nessuna ipotesi sul periodo di edificazione del castello,e non oso farlo.Ma i più dicono che il castello potrebbe essere stato edificato intorno al periodo della terza Crociata tra il 1100 d.C. e il 1090 d.C.

Mio padre riteneva addirittura anteriore la sua origine:faceva risalire l'edificazione del castello all'età delle invasione Normanna dell'Italia Meridionale.Io,contro tutto e tutti,preferisco credere che non bisogni soltanto pensare al periodo di edificazione del castello stesso,ma pensare alle tappe che hanno portato alla evoluzione del fantomatico castello di cui tanto si parla nella tradizione orale.

Prima un -:"[...] propugnaculum Imperii[...]"-come diceva Cicerone(De Leg. Agr. II,27,B),infatti fu ritovato in località Serrone,negli anni '60 da un Gennaro studente al secondo/terzo anno di medicina,un pezzo di un laterizio romano (cioè un mattone piatto utilizzato dai romani per fare edifici "opus latericium" e strade ) che riportava il marchio da bollo romano con la scritta frammentaria "GLUS".In base ad una legge romana dell'anno 110 tutti i laterizi prodotti dalle fornaci dovevano avere "il marchio DOC" altrimenti non potevano essere venduti.Pertanto da questo ritrovamento potremmo pensare che ancor prima dell'età cristiana a castenuovo ci fosse una vedetta di Roma a guardia degli "oppida" nemici,cioè le città ed i villaggi (i pagus) appartenenti all'etnia sannitica degli Irpini.

Questa fortezza seguì poi,a mio parere,le tappe normali di evoluzione del Castello,dalla "Motta" fino al "Castellum" vero e proprio.

Concludendo una cosa è certa:da dei documenti raccolti da un impiegato municipale Castelnovese,tal Alessio Di Majo,siamo sicuri che il castello fu demolito nell'anno 1722.

I pezzi di muro rimasti furono definitivamente distrutti negli anni '50/'60 dal Sindaco "Matucc' Sandor'",ovvero Amato Santoro.

Ma il nome "Lu Castieddh'" rimane ancora oggi nella memoria di chi visse "a lu Paes' Viecchij'" ed infatti a volte sentiamo dire frasi del tipo:-"La bonan'ma d' XXX ab'tava 'ngoppa a lu Castieddh'".