giovedì 20 settembre 2012

GRAZIE!!!!!!

Dato che non l'ho ancora fatto pubblicamente,vorrei innanzitutto ringraziare tutti coloro i quali hanno fatto si che a Castelnuovo (ed incredibilmente anche fuori),il nostro cortometraggio sia stato un successo,una vera standing ovation.Addirittura abbiamo ottenuto una recensione da un personaggio autorevole come Giovanni De Matteo,autorevole recensore di film e libri di genere fantascientifico.
Altro punto a favore è che grazie al film sono riuscito ad insegnare una locuzione greca al popolo,che ora non fa altro che ripetermela sempre "Egùmai mèn,,.Ringrazio ancora quanti mi hanno fatto i complimenti sia per l'interpretazione,sia per le riprese (complimenti però che vanno ad Alessio Merulla e non a me).
Ebbene,molti mi chiedono se si farà un sequel o se faremo un altro corto...be',vi anticipo che il prossimo lavoro non sarà un cortometraggio,ma forse un film vero e proprio,in stile "signore degli anelli".Insomma mi piacerebbe assolutamente fare onore a Tolkien e al suo mondo,però a modo mio.
Perciò avremo bisogno di un cast molto guarnito per riempire la location scelta per il set e per arrivare a ricoprire tutti i ruoli previsti e NECESSARI per esigenze narrative.

Quindi molta gente di Castelnuovo (e anche proveniente fuori dal paese all'occorrenza),potrebbe far parte per un giorno o per tutta la produzione del cast di un film,che mi auguro possa avere successo come quello precedente.

Grazie ancora :-)


lunedì 10 settembre 2012

Ricordi negativi:teniamoceli e poi elaboriamoli.

Se vuoi essere felice, tieniti stretti i ricordi negativi!

Custodite gelosamente tutti i ricordi negativi, anche se può sembrarvi un atto di masochismo estremo. Prima riusciremo a elaborarli, prima saremo di nuovo felici.

Tenere a mente ciò che ci ha turbati è il primo passo per lasciarsi alle spalle la malinconia. E chi ha problemi di memoria rimane triste più a lungo.

 

Bere per dimenticare non funzionerà. E nemmeno tentare di distrarsi a tutti i costi, o cercare una pillola che con un colpo di spugna cancelli quel ricordo che vi tortura da mesi. Con le memorie negative è meglio imparare a conviverci, o la tristezza che ne deriva durerà più a lungo: lo dimostra un recente studio statunitense.

Tristezza cinematografica. Un'equipe di neuroscienziati dell'Università dello Iowa (USA) diretta da Justin Feinstein, ha selezionato 10 persone, 5 delle quali affette da una particolare forma di amnesia - in questo caso, l'incapacità di elaborare nuovi ricordi - derivante da un danno all'ippocampo, una parte del cervello fortemente coinvolta nella memoria e nella navigazione spaziale. A tutti i soggetti sono stati poi mostrati alcuni spezzoni di film "strappalacrime" alla Forrest Gump.

Non ricordo... ma fa male:

Dieci minuti più tardi i ricercatori hanno testato le emozioni di tutti e 10 i volontari. Scoprendo che mentre i soggetti sani sembravano aver "digerito" il ricordo malinconico dei film, gli amnesici rimanevano tristi a lungo, pur faticando a ricordare che cosa avesse fatto scattare in loro questo stato d'animo.

La prova del nove. Lo stesso esperimento è stato quindi ripetuto, questa volta proponendo scene di film allegri e divertenti. Con risultati simili, tranne che in un punto: le emozioni negative registrate dopo la visione della prima serie di proiezioni, duravano negli amnesici molto più a lungo di quelle positive del secondo esperimento.

Un antidoto al dolore:

Una possibile spiegazione secondo i ricercatori, potrebbe essere che l'abilità di immagazzinare i ricordi tristi, e di rifletterci su, ci aiuti in qualche modo ad alleviare le emozioni negative che ne derivano. Come se conoscerne la causa servisse a farcene una ragione.

Se manca un "tassello" si soffre più a lungo. Ma c'è anche chi, in seguito a traumi cerebrali o patologie degenerative come la malattia di Alzheimer, ha perso questa possibilità. E non riuscendo a "ripescare" nella sua memoria la ragione della propria sofferenza, ne paga comunque le conseguenze in termini emotivi. «Questi risultati sottolineano l'importanza di mantenere un atteggiamento rispettoso nei confronti delle persone con problemi di memoria» ha detto Feinstein «perché anche se non ricordano il motivo di uno sgarbo, in loro la tristezza dura più a lungo».

Come vincere?

Il vincitore veste rosso

Vuoi vincere una gara o passare un esame o un'interrogazione? Vestiti di rosso. Recenti ricerche lo confermano: i colori influenzano le nostre performance sia fisiche che psicologiche.

Rosso che vince non si cambia. Lo scorso anno un gruppo di psicologi dell’Università di Monaco ha mostrato le registrazioni di alcuni incontri di arti marziali a 42 arbitri e ha chiesto loro di decretare i vincitori. In questo tipo di lotta gli atleti si distinguono per il colore della divisa che può essere rossa o blu e il vincitore viene determinato in base al numero di colpi portati a segno correttamente. In una seconda fase dell’esperimento i ricercatori, dopo aver scambiato digitalmente i colori delle tute, hanno mostrato nuovamente i video ai 42 giudici chiedendo ancora loro di scegliere i vincitori. Il risultato del test è stato sorprendente: ai lottatori diventati rossi è stato attribuito il 13% di vittorie in più rispetto a quando erano blu. Il fenomeno si è manifestato soprattutto negli incontri tra lottatori dello stesso livello, quando risultava più difficile stabilire la supremazia netta di uno dei due.

Rossi & cattivi. La relazione tra sport e colori è stata scoperta nel 2004, quando in occasione delle Olimpiadi di Atene due antropologi dell’Univeristà di Durham, Russell Hill e Robert Barton, hanno analizzato i risultati di tutti gli incontri delle varie discipline di lotta svoltesi durante i Giochi. Nel 55% dei casi la vittoria è andata agli atleti in rosso e nelle discipline corpo a corpo (come la lotta greco romana) questa percentuale è salita addirittura al 62%. Secondo Barton il risultato può essere spiegato in parte con una preferenza inconscia per il rosso da parte dell’arbitro, ma soprattutto con il fatto che il rosso, colore dell’aggressività e della dominanza, favorirebbe psicologicamente l’atleta che lo indossa facendolo sentire un vincente. E il potere del rosso sembra manifestarsi anche negli sport di squadra: uno studio condotto su 56 stagioni di Premiere League, la lega calcio inglese, ha dimostrato che le squadre con la divisa rossa, (Liverpool, Manchester United e Arsenal) hanno vinto 38 titoli su un totale di 63. I motivi? Non sono chiari, ma sembra possibile poter escludere a priori quelli legati alla miglior visibilità del rosso rispetto ad altri colori.

 

Più rosso, più maschio:

Negli animali e nell'uomo il rosso indica forza fisica e capacità di combattere e fa paura agli avversari.

Il comportamento dei primati per esempio è fortemente influenzato dal rosso: nei maschi di mandrillo la faccia e genitali rossi comunicano ai rivali la capacità di combattere e il livello di brillantezza del colore è direttamente proporzionale alla quantità di testosterone nel sangue. E secondo Barton l’uomo si comporta in modo simile: il volto di chi è arrabbiato e aggressivo si tinge di rosso, indicando che il sangue è più ricco di ossigeno e che l’individuo è pronto alla lotta. Al contrario chi muore di paura diventa improvvisamente bianco.

Anche tinto, purchè rosso. Per capire se la dominanza del rosso abbia origine genetica o ambientale, Sarah Pryke della Macquarie University di Sydney, nel luglio scorso ha condotto uno studio sui diamanti di Gould (Chloebia gouldiae), dei piccoli uccelli che possono avere la testa rossa o nera a seconda della genetica. Nelle competizioni per il cibo gli individui con la testa rossa hanno sempre vinto sugli altri. E hanno sempre vinto anche gli uccelli neri ai quali è stata colorata la testa di rosso, perchè in molti casi gli avversari hanno rifiutato lo scontro ancora prima di iniziare a combattere. In questi soggetti la paura del rosso sembra quindi essere innata.

Tutti promossi con la penna rossa. Ma il rosso sembra in grado di poter influenzare anche le performance intellettuali: Andrew Elliot della University of Rochester di New York ha chiesto ad alcuni suoi studenti di sostenere un breve test per la misurazione del QI e ha distribuito i fogli con le prove marcandoli in rosso o in nero. Gli studenti con il foglio rosso hanno mostrato un QI più elevato rispetto agli altri. E in effetti la diagnostica per immagini ha permesso di scoprire che l’esposizione al rosso attiva la corteccia frontale destra, un’area del cervello legata all’intelligenza emotiva e all’attenzione. Molto più piacevoli i test legati alla sfera della sessualità: Elliot ha mostrato a diversi uomini le foto di donne attraenti che indossavano succinti abiti rossi o verdi e ha chiesto loro di decidere quali giudicavano più sexy. I maschi sono stati concordi nello scegliere le signore in rosso. "Diamo molta poca importanza ai colori" afferma Elliot, "ma essi sono in grado di influenzare il nostro comportamento: la cosa più stupefacente è scoprire come nessuno di noi sia conscio di questo loro potenziale".

ROSSO IN UFFICIO? NO, GRAZIE

Secondo i ricercatori dell’Università di Rochester nei luoghi di lavoro sarebbe meglio evitare il rosso: questo colore è infatti associato a situazioni di pericolo e di conseguenza produce ansia e diminuisce la produttività