sabato 13 dicembre 2014

Il breve ricordo di un'estate raccontato come al bar

Poichè è giusto che questa esperienza debba essere raccontata, mi arrogherò il diritto di farlo io. E lo farò con un lessico colloquiale, poco adatto a produrre testi scritti. Chi lo leggerà però avrà la sensazione di sentirlo raccontare dalla mia voce e dal mio punto di vista. Come se si ricordasse qualcosa davanti al bar una sera d'estate con la birra fresca, la sigaretta che brucia, il sottofondo di risate e il cielo limpido delle sere d'estate che tanto ci piacciono.



Correva l'anno 2011 ed il signor Salvatore Luongo ( "Spezzafierr' " per gli amici) covava un'idea che forse da anni gli gironzolava nel capelluto cranio. Ebbene, nel tardo giugno del 2011, quest'idea trovò realizzazione concreta. Radunando una squadra di adolescenti, costituì una squadra "juniores" per Castelnuovo Di Conza. Ed ecco lì dei govincelli, ignari della durezza dei primi allenamenti, uniti da vincoli di amicizia ed amore per il gioco del pallone, pronti ad affrontare la prima vera sfida della loro vita: arrivare vivi alla fine della preparazione fisica e vincere il torneo di calcio organizzato con la partecipazione di un'altra squadra avversaria (purtroppo solo 1 quella volta).





Un memorial in ricordo di un amico (Gerardo) deceduto a causa di sfortunate circostanze, che non starò qui a ricordare data l'amarezza che caratterizzò i fatti.


Ebbene cominciarono così gli esercizi, non tanto duri per la loro complessità od il carico di fatica muscolare, quanto perchè si svolgevano sotto la calura dello sfolgorante sole di luglio, che non ebbe alcuna pietà.

E così si andò avanti tra le grandi battute di Salvatore e Angelo "Kakà" Megaro rivolte quanto alla collettività dei ragazzi, quanto ai singoli.

Ricordiamo alcuni aneddoti simpatici.

Il primo giorno degli allenamenti Salvatore fu chiaro:-"Wagliù io in campo nun so Salvator', so lu Mister. For' so Salvator' e no lu Mister. Ochei?"

Giovanni Rosamilia; classe 1996; basso e leggero, ma determnato a riuscire a giocare bene a calcio. Il suo difetto maggiore da mezz'ala destra era che quando gli veniva rubato il pallone dall'avversario invece di rincorrerlo con furia, gli andava dietro adagio. Un giorno "Kakà" all'ennesima mancanza gli disse:-"Giuàààààààààà....ma che stai accuglienn' r' manet'?". Dopo di allora Giovanni non ha mai più rincorso un avversario con calma.


Il problema degli allenatori era che non vedevano grinta nè tecnica nella maggiorparte degli allenati. "Kakà" esasperato allora pronunciò per la prima volta il detto poi divenuto famoso, rivolto a Salvatore:-" Uoji Salvatò, ng' vol'n' li suldat' p' veng' la guerra!!". Oppure quando ci si allenava giocando a pallamano, tutti correvano sul portatore di palla e Salvatore dopo più rimproveri esclamò un'ultima volta:-"Uuuuh r' bbì llò r' bbì!!! R' mosc' ngimm' a la cacata!!!".

La prognosi vedendo i segni ed i sintomi presentati dalla squadra non era delle migliori: sicuramente , a detta di Salvatore e Kakà, avremmo perso contro gli avversari lavianesi allenati da "Vincenzino" Torsiello ( grande allenatore e rinomato calciatore).

Arrivò così il torneo.


Un pò di emozione c'era in verità. La preparazione fisica raggiunta e grazie all'aiuto anche di Antonio Grasso e di Vito "Zip" Drappa che partecipavano alle partitelle post-allenamento insieme a Kakà e a Giuseppe "Sghign" suo fratello (entrambi fortissimi calciatori), non era eccellente, ma la volontà di vincere c'era. Anche perchè il signor Ugo Grasso disse:-"Ricordate, mai una squadra di Laviano ha vinto una partita contro una squadra di Castelnuovo".

Grazie poi anche all'onesto interesse di Antonino Stabile si riuscirono ad ottenere anche delle divise colore blu scuro per i giocatori/guerrieri di Salvatore, e bianca per il portiere.

Si preparò il campo nettandolo dalle erbacce e disegnando con la calce i limiti del campo, le aree e il centrocampo.

Scendemmo in campo con una rosa titolare (mang foss stata la nazionale!!!), da far ridere forse i più esperti. Ricordo un'aquila che all'inizio della partita volteggiava intanto sopra "Ddret' l' vign'". Si cominciò a giocare bene.
Ma di lì a poco beccammo il primo goal: Kakà era l'arbitro e su errore dei difensori centrali (Mattiali e Venutolo) la sfera oltrepassava l'estrema difesa di Rosamilia a causa di una errata valutazione su un fuorigioco da parte della difesa (autore del goal).

Si ricominciò di nuovo a martellare la difesa avversaria fino ad arrivare grazie all'encomiabile abilità di Melillo a 2 goal. Uno su punizione ed uno su azione.

Ma i goal lavianesi erano 2,3,4,5,6....ed alla fine decisi che era il momento di azzoppare qualche avversario. Al secondo tempo entrai in scivolata su un attaccante ma purtroppo scelsi male il tempo e non lo raggiunsi. Ottenni invece una estesa lesione superficiale sulla faccia esterna della coscia a cui si aggiungeva il fatto che ero scivolato sulla calce in polvere per definire le linee di campo.Che bruciore intenso per una ferita così sciocca. Ed arrivò il settimo goal.E quella fu anche il battesimo del fuoco per Emanuele Di Filippo (allora 11enne). Entra poi in campo Giovanni. E con una secca staffilata insacca la sfera nella porta lavianese. E' il terzo ed ultimo goal per noi.

Intanto i lavianesi segnarono l'ottavo e ultimo goal. Alla sera lo sconforto crebbe in chi credeva nella possibilità di vincere e ci consolammo partecipando al compleanno di un'amica organizzato a casa mia quella sera.

Andando a letto a notte alta mi salirono febbre e dolore, forse a causa dell'infezione.

Gli altri giorni passarono sempre allenandosi e tra un allenamento e l'altro cresceva il desiderio di lavare l'onta subita. Notai che gli altri ragazzi nonostante tutto erano cresciuti. Erano più determinati. Della serie.-"Li criatur' s' mbar'n' cadenn' ".


E arrivò la seconda partita. Stavolta si voleva essere o tutti eroi o tutti coglioni. Non ce n'era per nessuno. I rimorsi erano per i perdenti e noi non ci sentivamo perdenti. Salvammo più volte il nostro portiere dal goal con eroismi e colpi di testa precisi in area di rigore, contrastando il calcio d'angolo avversario. Salvo poi contrattaccare con particolare violenza ottenendo dei risultati che ci portarono alla vittoria. Mancava solo la finale e lì sì che ci saremmo "divertiti".Solo che ancora non lo sapevamo.


La partità iniziò tranquilla sotto gli occhi di un buon numero di spettatori. Il che a volte fa sentire il calciatore come un gladiatore nell'arena. Ma a questo i calciatori non ci pensano più di tanto, chè alla fine puoi passare per spaccone. Il tempo si scandiva con l'arbitraggio sapiente di Luongo Mario, severissimo. Stavolta ricoprivo il ruolo di terzino destro. L'avrei avuta a che fare con le mezz'ale avversarie della peggior specie. E lì cominciarono i guai. Accorgendosi di stare perdendo la competizione, si cominciò a cercare il pelo nell'uovo. "La vittima chi era?"- direte voi. Ma io che domande!!!
Entrando su un avversario "mettendoci un piede" si rischiò quasi di arrivare alle mani. Ed io, essendo "io", volevo crocifiggere il sedicenne a mio parere bugiardo, il quale mi accusava di un intervento falloso. Fu concessa la punizione che non sortì nulla e io fui sostituito per evitare di essere addirittura espulso dal signor Luongo Mario, giudice di gara in quella circostanza.

Accesi la mia sigaretta a bordo campo (che atteggiamento antisportivo!!!), nervosissimo, e s'era fatto buio davvero con quei fari che non s'accendevano bene.

Ma si giocava ancora e la partita ormai vinta sembrava non finire più. Una vera battaglia.Coi suoi morti e i suoi feriti. Melillo e Mattiali ricevettero forti colpi alla testa giocando per difendere la porta dai calci di punizione e dai corner avversari.

Vincemmo la partita e dai giocatori partì l'urlo, o meglio, il boato della vittoria.

Salvator' zumbava sul' sul'... Ij' fumava e abbrazzava a tutt' quand' li wagliun'.

E intanto ci si predisponeva per la foto che ricordasse quella vittoria: tutti insieme...una coppa...una medaglia dorata con un nastro rosso. I simboli della vittoria.
Tutto si concluse con le lanterne che si alzarono al cielo per ricordare Gerardo che si persero nell'oscurità. Questa esperienza terminò nel più felice dei modi e si fece festa a casa mia: sauzicchij', panin carn' arrustuta, chitarr' e canzun'...i complimenti di Kakà e Salvatore.E gli immancabili commenti da "Quelli che il calcio".

Quella è stata un'estate delle tante. Una di quelle di cui ci si ricorda solo l'erba secca e ingiallita ed il cielo infiammato dal sole pomeridiano come sfondo agli eventi.
La più bella negli ultimi 6 anni.

Perchè? Perchè si era giunti insieme ad un risultato con efficienza. Prego il buon Dio perchè ne mandi un'altra così negli anni a venire: piena...carica di emozioni e di divertimento vero.

Il che sarebbe meglio che stare nel bar ad osservare il fumo che pigramente sale in alto nel cielo della sera o vedere i classici bicchieri di birra mezzi pieni, ma mai vuoti ;) .


Ringraziamo

Allenatori e aiuti:

Salvatore Luongo

Giuseppe Megaro

Antonio Grasso

Vito Drappa "Zip"

Giuseppe Venutolo

Orazio Strollo

Pasquale D'Elia e "Gigin", per i lavori di messa in efficienza del campo di gioco

Giocatori: ( per anzianità i primi)

Elio Giuseppe Venutolo prima dif.centrale poi terzino dx e sx

Donato Luongo terzino sx poi sostituito da Venutolo


poi...

Antonio Mattiali dif.centrale

Donato Luongo

Simone Del Tufo

Giovanni Rosamilia ala dx

Alessandro Rosamilia portiere

Francesco Grasso ala sx

Emanuele Di Filippo terzino sx

Francesco Stabile seconda punta

Emidio D'Elia

Emidio D'Elia

Marco Melillo prima punta

Alfredo Urciuolo

Angelo Di Geronimo

Donato Bruno terzino dx

Gianni Colatrella ala dx e sx

Fabrizio Luongo Centrocampista e regista


Ringraziamo inoltre caramente "Vincenzino" Torsiello ed i suoi ragazzi per la collaborazione che ci offrono ogni anno da allora.

giovedì 11 dicembre 2014

Il Limite.



Ci sono state delle volte in cui ho perso grandi occasioni. È allora che ti accorgi di vivere con i rimorsi ed i rimpianti. La vita, stranamente, ti porta sempre allo stesso punto, a commettere lo stesso errore. Siamo noi stessi, il nostro vero Io, a portarci fronte allo stesso identico errore tutte le volte. Questo è  un espediente dello Spirito, per induci a conoscere davvero noi stessi e ad essere noi stessi e non ci dovremmo essere. E tante volte non ci riconosceremo "allo specchio", finché non avremo guardato prima in noi. Pertanto, dopo tanto tempo, ho ritrovato parte di me stesso. Mi sono riconosciuto parzialmente e a questo punto mi pongo un'altra domanda: perché ci ho messo tanto tempo per riconoscermi? Fu detto una volta che "...Dio ha inventato il tempo perché altrimenti le cose sarebbero cadute tutte assieme''.
Beh era ora.Ma non son caduto.
Ho reagito.
Ed ora sono qua.
Non so se sono felice, lo capirò presto, ma per ora ci sono.
E a volte penso al passato.
Ripenso ad un passato prossimo.
A quando guardavo al cielo, con gli occhi umidi per la paura...penso a quelle cose lontane, a quei pomeriggi d'estate in cui ho sofferto e lottato...e ora, la sera tornando a guardare lo stesso cielo, sembra che le stelle mi cadano nel cuore insieme alle galassie tutte e lo allarghino, tante sono le cose rimaste e perdute o buttate in un angolo dimenticate.
Mi dico sempre in quel caso:-"Troverò sempre nel cuore del posto per qualcuno o qualcosa?
E da quanta roba entrerà ancora, capirò quanto sono piccolo o quanto sono grande? ".
 Ho scoperto grazie a nuove esperienze di avere una certa capienza, una capienza insperata.
Quanto una passione può riempirmi il cuore?
Io penso che La Mia Passione mi stia occupando gran parte dello spazio nello Spirito, e temo di non avere più spazio per nulla.
Ed è il nulla che temo.
Il nulla è solitudine.
Il nulla è buio.
Il nulla è noioso.
Il nulla fa paura.
Ma, da quanto ho imparato in questi anni e in particolare ultimamente, mi pare strano che tutto abbia un limite fisso.
I limiti sono fastidiosi.
Ti impediscono di fare qualche cosa.
Per ora i miei limiti non li ho ancora sfiorati, né li intravedo.
Ma non per una superba ammissione di possedere tanto spazio.
Perché generalmente pensiamo che ciò che è  grande sia meglio di ciò che è piccolo.
Nulla di più falso.
Anzi, di ciò che è grande, non sapremmo nemmeno cosa farcene, poiché "...un Universo è troppo grande per una persona sola...".
Ammetto allora, di non conoscermi bene.
Anzi, mi conosco talmente male da non intravedere i miei  limiti.
Ma già l'ipotizzare di averli, dovrebbe essere un passo avanti per conoscere meglio me stesso.                        
Il limite, che ognuno possiede, però pensandoci, ha la possibilità di essere disteso e dilatato.
Alcune persone hanno un limite statico, altre dinamico ed elastico.E non penso si trovino bene.
Personalmente mi sono accorto di possedere un limite elastico, nel momento in cui mi sono alzato e ho cominciato a combattere, lungamente.
Ora sono di nuovo a terra.
Il limite si è contratto di nuovo.
Ecco lo svantaggio dei limiti elastici: se li lasci andare ritornano come prima.
Allora penso che il mio obiettivo, come quello di altri, debba essere quello di estendere questo limite, espanderlo per conoscerne il punto in cui è quasi vicino ad una osmotica distruzione.
Espandendo il limite, riesci ad inglobare anche le cose che giacciono oltre ad esso e quindi a tenerlo dilatato grazie alle cose in esso poi contenute.
E forse più cose avrai nel limite, più avrai frecce al tuo arco.
Ma quelle cose oltre il limite non sono di altre persone, sono di nostra proprietà, frutto di una eredità morale e genetica, che i nostri Maestri non devono far altro che aiutarci a scoprire e non impartire come dettami, poiché l'uomo è artefice di se stesso e non dipende da altri la sua astuzia o la sua intelligenza.
Occorre trovare tali cose, per poterle usare per aiutare prima se stessi e conoscersi, e poi per aiutare gli altri.
È il piacere di scoprire l'ignoto che deve animare la nostra Vita e se accadrà di trovare cose buone o cattive, sarà comunque un bene, perché significa che allora vedremo quanto spazio rimane nel Limite per inserire nuove cose e persone.
Meravigliose.
Si spera...
E allora non cesseremo mai di di riservare sorprese a noi stessi. Per stupirci e per stupire magari.
La vita è sempre la stessa. E' il nuovo che in essa stessa troviamo che non ci fa annoiare del vivere.
Viva i limiti.